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L’evoluzione del Diavolo nell’immaginario artistico occidentale


Il Diavolo e le rappresentazioni demoniache sono presenti in modo massiccio in tutta la nostra iconografia artistica come anche nell’immaginario collettivo che, nonostante il recente ridimensionamento dell’interesse per misteri e sovrannaturale rimane sempre e comunque assai affascinato dal male e dai suoi simboli.
Oggi il Diavolo è considerato più un elemento umoristico e folkloristico rispetto al passato, forse anche per il fatto di essere rappresentato in tutto un mondo di sottoculture pop: cartoni animati, fumetti, tatuaggi, spot televisivi, videogiochi e copertine di album musicali che ne dissacrano l’idea stessa di Maligno.
Ma la comune idea di demonio mostruoso, armato di forca, con zampe caprine e corna rimane viva e deriva dall’arte medievale e rinascimentale che ne ha fatto evolvere la figura a più riprese, come vorrei brevemente provare ad analizzare in questo articolo, che non potrà mai essere degna disamina dell’argomento ma che può fungere sicuramente da panoramica generale.

 

SENZA IL DIAVOLO NON CI SAREBBE RACCONTO

Senza il Male non potrebbe esserci il racconto della vita, in quanto esso è elemento dinamico e costituente della polarità del pensiero umano e propellente di molte delle sue creazioni più significative.
Pensiamo solo al teatro, alla letteratura, alla mitologia, alla cinematografia: sono sempre i conflitti generati dal Male a mettere in moto le grandi narrazioni tramite delitti, passioni distruttive ma anche tramite figure simboliche legate alla sua natura più profonda.
In tutte le culture e religioni del mondo passato e presente ci sono rappresentazioni di demoni, ma non in tutte essi hanno valenza negativa.
Il Diavolo come lo intendiamo noi e la cui rappresentazione nell’arte voglio analizzare in queste poche righe trova la sua ragion d’essere nei monoteismi (e in particolare ovviamente nel Cristianesimo) dove egli incarna il male assoluto, causa della grande separazione dal perfetto della creazione di Dio (mentre nei politeismi il male è quasi sempre distribuito tra la schiera degli dei in modo più o meno omogeneo).

 

METAMORFOSI INFERNALE

Far riferimento alla metamorfosi avvenuta nella figura del Diavolo nell’arte è fondamentale per capirne il ruolo anche nella società, di ieri e di oggi (e non si parla della semplice percezione della realtà, quanto dell’immagine che di essa hanno dato artisti, scrittori e teologi che hanno trattato l’argomento).
I demoni sono spesso raffigurati con fattezze animali, ibridi uomo-bestia pura distorsione della natura che popolarono le fiere contadine di tutta Europa durante il Medioevo sotto forma di maschere, costumi e marionette per esorcizzare la paura degli Inferi e dei suoi ripugnanti abitanti.
Le rappresentazioni demoniache che influenzeranno tutta la successiva produzione artistica e religiosa e il nostro intero immaginario si fanno davvero spaventose intorno all’XI secolo, quando i diavoli ereditano barbe, corna e zampe caprine dal dio greco Pan e dai fauni tanto cari ai romani come anche da Cernunnos, la divinità dei boschi venerata dalle antiche popolazioni celtiche: in questo modo il cristianesimo attribuisce caratteri maligni e pericolosi ai vecchi idoli pagani e crea una figura mostruosa ispiratrice di tutti gli oppositori alla dottrina ufficiale.
Le ali membranose e simili a quelle dei pipistrelli tanto amate da chi dipingeva le bestie del regno sotterraneo sono state invece ispirate dai primi scritti testamentari che le descrivono come attributo di quegli angeli che sono decaduti a causa della loro natura ribelle o per essersi accoppiati con le donne.
È poi in questo periodo che Coppo di Marcovaldo, importante pittore fiorentino del XIII secolo, crea il bellissimo mosaico del “Giudizio Universale” che ancora oggi adorna le pareti del Battistero di San Giovanni nel capoluogo toscano (potete vederlo qui sotto). 
Il Maligno viene rappresentato come un gigantesco mostro cornuto che afferra e ingoia i peccatori e dalle cui orecchie escono serpenti divoratori di uomini, mentre intorno a lui demoni minori infliggono orribili supplizi ad altre sfortunate anime dannate.
Questo mosaico e il suo schema colpirono fortemente l’immaginario comune del popolo e degli artisti del tempo, tanto che fu d’ispirazione per tanti dipinti riguardanti Satana e gli Inferi anche secoli successivi (come ad esempio il bellissimo “Giudizio Universale” di Giovanni da Modena, dipinto nel 1410 a Bologna e che potete ammirare in apertura d’articolo, e anche il Lucifero descritto da Dante nella Divina Commedia ha le stesse fattezze).
Questa idea di Diavolo durò per secoli e fu piuttosto statica, subendo solo qualche cambiamento a livello iconografico a seconda dell’artista che lo rappresentava (l’aggiunta di arti, bocche, corna, code, parti di animali stravaganti e chi più ne ha più ne metta era ovviamente a discrezione di chi dipingeva, che alle volte ne diede un’immagine delirante e stordente come fece il misterioso pittore olandese Hieronymous Bosch nel XVI secolo).

 

ANTIEROISMO E SATANA COME ANGELO RIBELLE

Dobbiamo andare parecchio avanti nella storia dell’arte per vedere qualche vero cambiamento.
La figura di Satana infatti non fu sempre e solo negativa: molto più tardi è stata utilizzata da alcuni pensatori e artisti in chiave eroica, sfruttandone in particolare i caratteri contraddittori.
A questo proposito come non citare “Il Paradiso Perduto” di John Milton (1667), dove Lucifero non è il ripugnante essere che ha tormentato l’immaginario medievale ma bensì un angelo ribelle che rifiuta di sottomettersi a Dio e per questo viene condannato irrimediabilmente alla caduta.

L’orgoglio che lo ha fatto cacciare dal Paradiso è lo stesso che gli fa preferire il dominio dell’Inferno alla sudditanza nel Regno dei Cieli.
Il suo ruolo è ambiguo, una sorta di male necessario al bene, al contempo sublime e meschino.
Sarà grazie a questo poema epico che la figura demoniaca di Satana sarà in seguito rappresentata in connubio con quella angelica e non più unicamente come mostro crudele, da artisti geniali del calibro di Gustave Doré, John Martin e William Blake (qui a fianco potete vedere una bellissima raffigurazione proprio del Doré).

 

 

 

NOVECENTO: IL DIAVOLO SIMBOLICO E L’APOCALISSE NUCLEARE

Avvicinandoci ai giorni nostri la figura del Diavolo nell’arte ha subito un repentino cambiamento, dovuto anche e soprattutto agli avvenimenti che hanno segnato il mondo degli ultimi 100 anni: le dittature, le guerre, l’olocausto, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki…
Tutte tragedie che hanno per forza di cose colpito la percezione della realtà da parte degli artisti, che hanno trasposto sulle tele paure per la fine del mondo e per l’oscurità dell’animo umano utilizzando la figura del diavolo in maniera diversa, mutandolo in simboliche rappresentazioni del male: per citarne un paio, Salvador Dalí e Max Ernst diedero particolari spunti in tal senso (entrambi dipinsero un “Tentazione di Sant’Antonio” per il medesimo concorso nel 1946, ed entrambi meritano di essere visti).

 

AL PASSO COI TEMPI: VIDEOGIOCHI E CINEMA

Con l’avvento del grande schermo c’è stato un massiccio ritorno del Maligno nella visione collettiva, grazie anche alle sue apparizioni in cartoni animati e film, come anche in fumetti e videogiochi.
Questi nuovi canali hanno attinto a tutte le culture e le mitologie umane, talvolta storpiando qualità dei personaggi e rendendo figure demoniache ad esempio supereroi che combattono il male.
In particolare nel mondo dei videogame si tende a mescolare mitologia, arcaico e fantascienza: veniamo così a contatto con un’infinità di mondi animati da super tecnologie e popolati da demoni che attingono tanto a Giovanni da Modena quanto a Gustave Doré, Hieronymous Bosch e ai colossal di Hollywood.

Per concludere, che si creda o no alla sua esistenza oggi Lucifero è tra noi tanto quanto lo era durante le fiere contadine medievali, “forte” grazie anche alla cultura pop e ai media di massa che, influenzandosi a vicenda in un circuito infinito di creatività, danno vita a mondi nuovi e fanno rivivere arti e folklore che andavano perdendosi nella nebbia dei tempi e che da centinaia e centinaia di anni sono struttura portante del pensiero artistico e sociale dell’umanità tutta.

Fabrizio Foresio

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Fabrizio Foresio

Mi chiamo Fabrizio, sono nato a Brescia ma cresciuto tra Milano e Varese. Storia antica e letteratura sono le mie piccole grandi passioni, assieme alla scrittura ed al Rugby, scuola di vita che mi ha dato davvero tanto.



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