Il Rococò, interpretazioni ambivalenti


Il Rococò si sviluppò a partire dall’inizio del Settecento e si protrasse fino alla prima metà dello stesso secolo. La Francia può essere considerata la culla del movimento, è infatti in territorio francese che si ebbe la più ampia diffusione di questa produzione artistica.

Lo stile in questione emerse quando i sentimenti che avevano animato il periodo barocco stavano andando esaurendosi e si manifestò esasperando la profusione di nuove forme che si era scatenata durante il secolo precedente; pertanto, a livello sia cronologico sia concettuale, esso si pone come momento di passaggio tra il Seicento ed il successivo Neoclassicismo.

Le discipline ornamentali e la pittura furono gli ambiti in cui attecchì maggiormente la febbre rococò; fecero la loro comparsa elementi decorativi caratterizzati da una grande sfarzosità: arabeschi, riccioli, stucchi preziosamente lavorati e volute dorate sono tra i leitmotive del periodo, questi adornano strutture architettoniche, complementi d’arredo e suppellettili di ogni genere.

L’ambito pittorico propone, invece, rappresentazioni finalizzate a cogliere gli attimi fuggenti, sviluppate attraverso un tocco incipriato ed uno stile caratterizzato da toni delicati e forme curvilinee. I soggetti trattati non sono più pesanti e seriosi come nel precedente periodo barocco in cui vi era una proliferazione di raffigurazioni storiche e religiose, l’accento è posto su emozioni e sensazioni mondane: vi è la tendenza a fissare la leggerezza e la licenziosità della vita aristocratica. Feste, spettacoli, pranzi all’aperto, corteggiamenti, atteggiamenti sensuali che sfociano in baci ed amplessi, fanciulle e giovinetti dormienti, divinità viziose sono tra i soggetti maggiormente ritratti. Troviamo ambientazioni sia in spazi interni, come camere da letto e  salotti, sia in giardini esterni che, dietro le false sembianze di boschi naturalmente rigogliosi, celano un’estrema cura ed una grande artificiosità riconducibile alla categoria estetica del pittoresco. Questa guarda a tutto quello che di irregolare la natura produce, in contrapposizione alla perfezione classica da cui l’artista del periodo voleva distaccarsi proponendo una nuova concezione di bellezza.

Tra i principali esponenti vanno annoverati i pittori Jean Antoine Watteau (1684-1721), François Boucher (1703-1770), Jean-Honoré Fragonard (1732-1806), non a caso si tratta di personalità di origine francese. I tre artisti hanno lasciato una vasta produzione che mostra temi ed elementi stilistici comuni, seppur declinati secondo varianti che restituiscono una sensibilità estetica personale.

Le loro opere mettono in scena situazioni di estrema spensieratezza e frivolezza, tuttavia, alla base della loro realizzazione, è presente un sentimento di inquietudine ed ambiguità: quel mondo ovattato viene infatti osservato da un occhio che mira a rammentarci quanto la bellezza che la giovinezza porta con sé sia destinata a sfiorire e quanto i momenti di lasciva tenerezza siano labili. Ci si trova a fare i conti con una sorta di memento mori  da cui l’osservatore non può fuggire.

L’enfasi rivolta a questi temi trasforma in necessità la volontà di socialità e di condivisione di momenti gioiosi, sentimenti che durante il precedente periodo barocco non avevano avuto respiro: gli avvenimenti storici, la condizione sociale e la stessa produzione artistica seicentesca avevano infatti posto l’uomo in una condizione di continua oppressione e sottomissione ad una potenza superiore.

Il periodo rococò, dunque, trova nella ricreazione di situazioni apparentemente superficiali e prive di significati profondi il modo di esprimere una visione più ampia ed articolata. All’osservatore è offerta la possibilità di leggere la frivolezza in chiave differente; essa non è infatti da intendersi esclusivamente come condizione fine a se stessa, ma come reazione ad un’eccessiva pesantezza ed ad un malessere dilagante, come una rappresentazione dell’eccesso in grado di controbilanciare una mancanza, come un monito da non dimenticare. Si percepisce quindi un contrasto tra soggetto ritratto ed intenzione comunicativa: l’aspetto sfavillante delle realizzazioni del periodo non mira solo a meravigliare l’occhio dello spettatore, ma parla anche al suo cuore ed alla sua mente. Questo contribuisce a rendere uno stile che, visivamente ed idealmente, si presenta di primo impatto totalmente distante da noi estremamente attuale, suggerendo un possibile pretesto di riflessione da parte dell’uomo contemporaneo.

Il Rococò così inteso si trova ad essere detentore di quel tanto agognato carattere di atemporalitá capace di rendere un’opera d’arte adatta alla lettura in qualsiasi tempo storico; di conseguenza immergersi in questa realtà imbellettata può far scaturire una nuova esperienza interpretativa e risvegliare la nostra immaginazione dal torpore vellutato di un salotto settecentesco.

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Giulia Frattini

Frequento la scuola di Comunicazione e Didattica dell'Arte, l'Accademia di Belle Arti di Brera è la mia isola felice. Amo il Settecento e le Avanguardie. Scrivo per imparare.



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