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Women who change Art and Architecture: Gae Aulenti e l’Italia


L’architettura è un mestiere da uomini, ma io ho sempre fatto finta di nulla.

Con questa breve e concisa frase si chiude l’intervista a Gae Aulenti del 2011, una delle ultime, per il Corriere della Sera. Una semplice riflessione che probabilmente delinea un’intera carriera, la sua come di altre sue contemporanee, svoltasi sempre nel mondo progettuale della predominanza maschile.

La giovanissima e super intraprendente Gaetana, per tutti Gae, nasce, verso la fine degli anni ’20, nella produttiva provincia friulana, ma già dal nome si capisce perfettamente che di nordico non ha pressoché nulla. Le sue radici affondano nel profondo sud, tra Napoli, Cosenza e Bari. E’ nella campagna calabrese che trascorre le estati di gioventù, almeno fino a che non scoppia la Seconda Guerra Mondiale.

Gae Aulenti e, alle sue spalle, la nota lampada Pipistrello disegnata nel 1965 per Martinelli Luce.

Dopo aver dovuto abbandonare prima Firenze e in seguito Torino, finalmente nel 1948 si stabilisce in quella che poi diventerà la sua città, per sempre: Milano. Era un fiume in piena, c’era tanto entusiasmo per le nuove correnti e visioni architettoniche all’europea. Milano città aperta. L’Italia, dopo la guerra, era completamente da ricostruire. Ed ecco allora che subito si guardava ai grandi maestri contemporanei (Gropius, Wright, Le Corbusier) per carpire un’ispirazione, che potesse illuminare la via italiana verso il risollevamento delle sorti del belpaese smembrato.

Gae Aulenti nello showroom Olivetti, 1967

Milano diventa il suo trampolino di lancio. E’ proprio qui infatti che conosce Adriano Olivetti, il suo primo vero committente, dal quale verrà incaricata di allestire nuovamente lo showroom di Parigi, a pochi metri dal Palazzo dell’Eliseo, progettato pochi anni prima dall’architetto milanese Franco Albini. Il mondo cambia e le finestre sul mondo, le vetrine, devono necessariamente cambiare con esso. Ecco perché Gae Aulenti rivoluziona completamente l’ambiente caldo e accogliente immaginato nemmeno dieci anni prima da Albini. Le macchine da scrivere sono posizionate su espositori simili a dei gradoni, sinuosi, che ricordano le curve di livello geo fisico. Il bianco uniforma l’ambiente, i gradoni come le pareti e il soffitto, un unico spazio.

Showroom Olivetti, 91 Rue du Faubourg St. Honoré, Parigi 1967

Al centro, questo grande pilastro-camino-capsula funge anch’esso da espositore, con quattro ripiani ritagliati nell’incavo. Tutti i materiali utilizzati per questo allestimento sono un richiamo a gran voce al mondo industriale. Laminati e acciaio inossidabile, utilizzati anche dalla stessa industria Olivetti.

Il grande espositore centrale dello showroom Olivetti, 91 Rue du Faubourg St. Honoré, Parigi 1967

In un articolo pubblicato poco dopo la riapertura del negozio, è Gae Aulenti stessa a definire il suo progetto “Piazza d’Italia”.

Dentro questo spazio ci sono tre elementi, tre simboli, tre punti fermi intorno ai quali ruota la composizione: la scala, un elemento architettonico simbolo della continuità; il pilastro centrale, che riconduce all’idea della capsula; la forma dell’avvenire e l’Uomo. L’Uomo è rappresentato dalla scultura lignea, emblema della popolazione Senufo della regione di Korhogo [Costa d’Avorio settentrionale]: il calao [singolare uccello che per molte popolazioni dell’Africa Centrale ha un significato mitico], simbolo di fertilità”. 

Già agli albori della sua carriera Gae Aulenti, attraverso le sue parole, riesce a trasmettere una forte consapevolezza e, soprattutto, una valida motivazione al suo operato.

Gae Aulenti seduta su Tavolo con ruote progettato FontanaArte, 1979

Poi venne Buenos Aires e un altro negozio Olivetti, di nuovo Milano e la Casa di un Collezionista ovvero l’appartamento di Gianni Agnelli in zona Brera, poi il grande progetto di riqualificazione della Gare d’Orsay. Una sfida monumentale, una stazione ferroviaria che diventa museo, il bruco che diventa farfalla, che in quasi 30 anni ha raggiunto la cifra di 90 milioni di visitatori. Senza ombra di dubbio uno delle sue opere più grandi, maestose e riuscite.

Gae Aulenti all’interno del Museo d’Orsay, 1987

La vera Architettura è sempre stata il suo mestiere, prima è stata intellettuale poi architetto. Non ha mai smesso di osservare e capire il mondo, cosa le succedeva intorno, cosa inesorabilmente mutava e cosa invece le avrebbe riservato grandi sorprese e stimoli progettuali per un futuro migliore. E’ stata la protagonista indiscussa della storia dell’architettura contemporanea, altamente apprezzata in tutto il mondo per il suo talento creativo e, in particolare, per la straordinaria capacità di recuperare i valori culturali del patrimonio storico e dell’ambiente urbano.

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Amina Chouairi

Milanese di Milano Milano, profondamente legata a Tokyo e ai suoi ciliegi. Dal Manzoni al Politecnico, sono un'architetto in erba con sei anime sorelle. Il mio alter ego è Edna Mode. Sono in costante ricerca di un'ispirazione, di un modello, di un esempio da stravolgere e fare mio. Non sapendo dare una forma ai miei sentimenti attraverso l'Arte, allora ne scrivo. L'Arte mi stimola, mi mette in comunicazione, mi connette. L'Arte ci salverà tutti.



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