Wonder Woman, di Patty Jenkins


“C’è del buono nell’umanità.”

 

Mescolate Thor e Sherlock Holmes, agitate, prendete un pizzico di Sucker Punch, aggiungete un tocco del peggior X-Men unito a una bella manciata del primo Capitan America e perché no dai, anche un po’ di Fury e del sempre verde Predatori dell’arca Perduta che va sempre bene et voilà, mesdames et messieurs, lo scempio è servito!

 

 

Seriamente, che cosa si dovrebbe dire dell’ennesimo passo falso della sempre nefasta DC Comics, casa di orrori che continua a dimostrare di non avere la benché minima idea di che strada prendere e di non riuscire a cavare il meglio neppure da una regista competente come Patty Jenkins che in un’altra vita ci regalò il bellissimo Monster? Cosa si dovrebbe fare di fronte all’ennesimo catastrofico fallimento di un manicomio di idee letali che meriterebbe di chiudere per sempre baracca e burattini?

Niente, assolutamente niente, se non constatare inerti l’amara ed evidente verità: è un film orribile.

Il solito, tamarrissimo e tediosissimo polpettone da 140 minuti al cui confronto il King Arthur di Guy Ritchie sembra Altman, un film nato male e sbagliato sotto ogni aspetto che si trascina secondo i più logori e stracchi stereotipi del cinecomic ridefinendo il concetto di bruttezza all’interno degli adattamenti del cinefumetto a colpi di banalità e pessima CGI.

Perciò spiace per i fan di lunga data, ma Wonder Woman è un brutto film.

 

 

D’accordo, non di una bruttezza mefistofelica come Power Rangers o Suicide Squad, ma comunque uno di quei bruttissimi film indecisi anche sulla strada da prendere e che trattano il pubblico come un imbecille che non va al cinema da Harry Potter, l’ennesima conferma, lapalissiana già dagli infausti trailer, che nel mattatoio DC che tutto inghiotte e tutto appiattisce l’hanno ancora una volta fatta fuori dal vaso.

Sì perché se Batman v Superman era l’incarnazione del Male nel suo crogiolarsi beato nel più stupido e deleterio fra gli approcci e Suicide Squad la beffa finale del Dottor Mabuse sotto anfetamine, Wonder Woman altro non è che un ibridaccio scritto coi piedi zeppo di noia e di fiacchi e imbarazzanti effettacci speciali, un mattone scontato fino all’eccesso nonché intriso di puerili e sfiancanti battutine degne del peggior Marvel e dei più fetidi e logoranti luoghi comuni, un filmaccio senza un’identità o quantomeno un look o un tono preciso con una protagonista statica e solo in parte convincente che passa il tempo a piagnucolare “Devo sconfiggere Ares!” che wow ragazzi, quanti passi in avanti da The Dark Knight!

 

 

E poi che altro bolle in pentola, vediamo, ah certo, un interesse pari allo zero per qualsiasi personaggiucolo coinvolto (abbozzati e irritanti come pochi), una dinamicità da sbadiglio, un’idea del ralenti già vecchia cinquant’anni fa, un cattivo (sic) copiato e inesistente, of course, un coacervo di bestiacce e bestialità integrate malissimo e degne dell’ultimo Pirati dei Caraibi, il solito showdown finale di apocalittica e stordente coatteria, un’ambientazione che ricorda tutto fuorché qualcosa di fresco e minimamente originale, una repellente computer grafica che sarà vecchia prima di domani, l’estrema e insistita forzatura nel ricordarci che ehi, che forza, è lei l’eroina femminista definitiva!, diamole un bel 90 percento su Rotten Tomatoes!

C’è altro da aggiungere? Ah sì, simpatico Chris Pine, bella la battuta sul membro, che facciamo, gliela diamo una stelletta in più?

 

 

Wonder Woman è un brutto film. Non discreto, non accettabile, non al di sotto delle aspettative: un brutto film. Uno di quei flaccidi obbrobri che come avrebbe detto il vecchio Morandini ti afferrano per i piedi e ti scuotono con violenza finché non ti cadono dalle tasche gli otto euro e novanta del biglietto. Brutto, stupido, inerte, sbagliato. In una parola: un filmaccio. Uno di quelli che potranno convincere solo quegli sfegatati e acritici fanboy che vi faranno notare imbronciati che siete cattivi, coatti e prevenuti, a parlarne male come merita, ma anche stavolta, è bene ribadirlo, non taceremo dinnanzi alla mediocrità.

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Francesco Pozzo

Nato a Varese e studente di Linguaggi dei Media presso l'Università Cattolica di Milano, si nutre di Cinema e di tutto ciò che è bello.



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