La Luce sugli Oceani


“Lei è nostra! Non facciamo niente di sbagliato”

Deciso a lasciarsi alle spalle gli orrori della Prima Guerra Mondiale, Tom Sherboun decide di ritirarsi in solitudine, accettando un lavoro come guardiano del faro, sull’isola australiana Janus Rock. La voglia di vivere solo, lontano dal mondo, viene meno quando incontra Isabel, giovane donna abitante dell’isola vicina. Travolto dall’energia e dall’intraprendenza della giovane, Tom decide di sposarla e ricominciare a vivere. Tuttavia, l’amore non sarà sufficiente per far vivere un’esistenza serena alla coppia, stravolta dalla difficoltà di avere figli e da una bambina portata sull’isola dall’oceano, che la madre cerca disperatamente.

 

Da un adattamento dell’omonimo libro “The Light Between Oceans”,  Derek Cianfrance mette in scena l’amore, il senso di colpa, il dolore, il perdono, nel loro succedersi e scontrarsi, in una storia drammatica e morale.

Il paesaggio, fortemente simbolico e suggestivo, è il grande protagonista. Due innamorati, un’isola… un’isola che si chiama Janus, non a caso. L’isola viene chiamata così, in onore del dio bifronte romano. Due realtà. I personaggi si dimenano tra un passato tormentato dalla distruzione della guerra e un futuro che immaginano insieme; tra il fare ciò che al momento sembra giusto e il capire cosa sia giusto veramente. Questo è il cardine principale di tutta la storia: cosa fare, scegliere ciò che per noi è giusto, che ci rende felici, o ciò che è realmente giusto? Si sceglie la felicità o la giustizia? Il libro giunge ad una conclusione alla fine, stessa che cerca di raggiungere Cinafrance- reduce di due esperienze molto intense quali Blue Valentine e Come un Tuono- ed è su questo che la critica si è divisa.

Di certo, è più che apprezzabile la fotografia di una terra aspra e inospitale, che è testimone dell’intimità  dei due protagonisti e rappresenta le difficoltà che si  dietro ogni angolo. L’isola appare quasi come idilliaca agli occhi di Isabel, ed anche ai nostri. I piani sequenza che mostrano il mare al tramonto, le onde del mare, un’atmosfera tranquilla, che poi si scontra con il grigio del mare in tempesta e il rumore dei temporali. Quell’isola, che a volte sembra così idilliaca, può mostrare tanti pericoli, così come anche una storia così perfetta, può rischiare di cedere.

Ad ogni modo, la scena finale del film, ripaga tutte le piccole mancanze del film, che forse pecca in alcuni punti, di eccessiva lentezza

 

Impressionanti le interpretazioni dei  protagonisti, con una  Vikander, se è possibile, ancora più intensa di The Danish Girl, pellicola che le è valsa l’Oscar nel 2016.  Mentre Michael Fassbender è convincente nell’interpretazione di un uomo che apparentemente freddo, in realtà si distrugge tra il fare ciò che renderebbe felice la moglie e ciò che è doveroso. Probabilmente lui e Alicia Vikander insieme, sono uno dei pilastri del film: intensi, sofferenti e, soprattutto, innamorati nella pellicola così come nella vita reale. Infatti i due si sono innamorati proprio durante le riprese di The Light between the Oceans, cosa che ha sicuramente dato una sfumatura più reale e più emotiva. Con la loro naturalezza, riescono a farci entrare in un’epoca ormai lontana, e in uno stile di vita che ad un certo punto quasi sembriamo sentire come nostro. I due protagonisti in realtà, vivono uno stile che è particolare anche per quel periodo stesso: una coppia che vive sola su un’isola, in compagnia solo di se stessa, del mare e del faro. E’ una vita che sicuramente, in pochi riuscirebbero a concepire, per paura della solitudine e delle sue conseguenze. Invece Isabel e Tom sembrano quasi fatti per stare li, in quel bel paesaggio isolato, ad ognuno basta l’altro ma attenzione…lo sembrano “quasi”. Sono un uomo ed una donna, sono umani. Può un amore così forte, che spinge una giovane e bella donna ad abbandonare tutto per vivere con il proprio compagno, che spinge un uomo a distruggere il suo castello di solitudine, vincere sul dolore, sulla paura?

Con questa coppia, Rachel Weisz contribuisce a crea un trio magico. Oscar 2006, come miglior attrice non protagonista, Rachel da, anche questa volta, una grande prova. Le scene in cui compare sono poche rispetto a quelle dei due protagonisti, ma, nonostante ciò, in ognuna i suoi trasmettono sempre un senso di tristezza, rimpianto e ricerca continua. 

Insomma, 3 grandi attori per un film che genera tanta empatia nel pubblico. che ci porta dentro ad ogni singola goccia di mare, ed ogni singola lacrima dei personaggi. Il senso di colpa di Tom, è quello che percepiamo noi, la tristezza e le lacrime di Hannah e Isabel, sono le nostre.

In tutto questo, non si può dimenticare il faro, che, nonostante indichi la giusta direzione alle navi, non riesce ad indicare la via ai personaggi, che si lasciano andare in balia della sua luce, senza una meta. Più Tom dirige la luce, più si confonde, più Isabel si gira, più la perde. Il punto di vista non è così negativo come può sembrare. La luce è luminosa e, alla fine, riesce sempre mostrarsi e a riprendere la sua guida, così come l’amore. L’amore è il faro per la salvezza dell’uomo, lo guida, lo perde e poi lo riprende con se. 

“La luce degli oceani” può avere delle pecche, può non essere perfetto, ma è un film di “cuore”. Racconta una storia che va osservata e capita profondamente, perchè, per quanto possa sembrare strano, è più vicina a noi di quanto crediamo. Amore per un’altra persona, amore per un figlio, impotenza davanti agli eventi, giustizia, ingiustizia. Una storia di empatia, di amore e di scelte.

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samantha mandurino

Studio Comunicazione, media e pubblicità a Milano. Nonostante la bellezza dei miei ben 21 anni, posso dire con orgoglio che la mia testa immagina di viaggiare tra film e serie tv, come se non ci fosse un domani. Ne amo così tanti che sarebbe impossibile fare l'elenco. Dico solo che spero ancora nella lettera da Hogwarts e di sposare Leonardo DiCaprio. Questo è tutto dire



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