Figli della Guerra


Senza quello straordinario apparato civile e militare che seppe costruirsi, l’impero romano non avrebbe mai potuto conquistare né tantomeno difendere per così tanto tempo i suoi vastissimi territori, che arrivarono ai confini del mondo allora conosciuto.
E il pilastro di tutto quel complesso sistema era il legionario.

In questo articolo ho provato brevemente ad analizzare i principi dell’evoluzione che ha reso le legioni la più temibile e organizzata forza armata dell’antichità: un’evoluzione graduale, iniziata nelle fangose capanne che sorgevano sulle rive del Tevere…

 

LE ORIGINI, GUERRE TRIBALI

La Roma delle origini non era nulla più di un insieme di villaggi abbarbicati sulle colline lungo il fiume Tevere, ognuno abitato da genti diverse.
I resti archeologici a noi pervenuti fanno risalire i primi reali insediamenti all’VIII secolo a.C., data in cui secondo la leggenda Romolo fondò la città capitolina, anche se sappiamo che i resti più antichi sono stati datati addirittura XIV secolo.
Dobbiamo immaginarci che a quei tempi i guerrieri romani avessero ben poco dei “soldati”: erano pescatori e contadini che alle volte si riunivano in gruppi più simili a bande che a eserciti, così da poter compiere rapide scorrerie ai danni dei vicini e puntare a bottini composti da bestiame, utensili di vario genere e donne (usanza che doveva essere tutt’altro che rara, come testimonia anche il celebre “Ratto delle Sabine” secondo cui i romani con l’inganno rubarono le donne al vicino popolo italico, in seguito divenuto parte integrante della cittadinanza).
I romani delle origini erano un’unione di diverse tribù e genti, ognuna con il suo piccolo esercito e la sua autonomia ma con un organo decisionale comune (una sorta di proto-senato).
Dobbiamo immaginare poi che fossero esperti razziatori, molto avvezzi ai raid lampo contro gli altri insediamenti italici di cui probabilmente l’Urbe era il più fiorente (anche in virtù della posizione strategica perfetta per gli scambi commerciali).

UNA RAPIDA EVOLUZIONE

Questo limitato orizzonte di guerre tribali andò avanti per diversi secoli, fino a quando la storia romana prese una svolta: dal VII secolo a.C. infatti la città passò sotto il dominio degli etruschi, antico popolo italico stanziato grossomodo nell’odierna Toscana e la cui civiltà era assai più complessa e sviluppata di quella romana del tempo.
Dall’Etruria era partito circa un secolo prima un grande flusso migratorio di privati cittadini in cerca di fortuna nella fiorente città sulle rive del Tevere e, col passare del tempo, essi avevano preso il sopravvento arrivando addirittura ad imporre re della loro stessa etnia (fino al famoso Tarquinio il Superbo, cacciato da Roma nel 509 a.C.).
Le fonti sono vaghe, ma è possibile che questa supremazia etrusca fu data anche dalle armi: quel popolo italico infatti combatteva alla maniera dei greci, con fanteria pesante schierata a falange (una muraglia umana di scudi e lance), il che li avrebbe resi invincibile per il primitivo esercito romano (armato alla leggera e che puntava più sulla velocità, abituato a schermaglie piuttosto che allo scontro frontale).
E fu qui che dobbiamo ricercare l’origine dei legionari: l’esercito romano fu riformato dai sovrani etruschi in modo che combattesse anch’esso alla maniera greca, con l’utilizzo della pesante fanteria oplitica e formazioni ordinate.
I germi di quello che sarebbero state le invincibili legioni romane, più organizzate e assai più efficienti di qualunque altra armata del mondo antico, nacquero allora.
La modalità con cui le legioni ingaggiavano battaglia rimase più o meno invariata fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) ed era relativamente semplice: la formazione, compatta e disposta su più linee ordinate, schierava i legionari vicinissimi tra loro in modo che essi coprissero con i grossi scudi rettangolari di cui erano dotati il proprio corpo e quello del commilitone vicino, offrendo al nemico la spaventosa visione di un’impenetrabile muraglia di ferro che avanzava come un sol uomo.



Ad una decina di metri dal contatto con lo schieramento nemico veniva scagliato il “pilum”, un mortale giavellotto lungo 1,85m in grado di trapassare facilmente scudi e armature, dopodiché il combattimento diventava corpo a corpo e gli uomini sfoderavano i famosi “gladi”, tipiche spade romane corte, larghe e a doppio taglio letali per la velocità e la maneggevolezza negli spazi stretti della mischia.

 

LE LEGIONI AI CONFINI DEL MONDO

Le legioni si rivelarono ben presto una macchina da guerra inarrestabile: disciplina, organizzazione ed un addestramento durissimo e costante le resero la forza armata più complessa ed efficiente che il mondo antico seppe partorire.
Il cuore di questa forza erano i centurioni, comandanti dell’unità base della legione (la “centuria” appunto, che di norma andava dagli 80 ai 100 uomini); le fonti antiche li citano spessissimo e sempre per elogiarne le qualità sul campo di battaglia, a riprova del fatto questi straordinari ufficiali erano preparatissimi qualunque fosse la loro provenienza: che a volte era dall’aristocrazia (e quindi dalle scuole militari specializzate che preparavano gli ufficiali romani) e altre volte direttamente dalla legione, veterani di molte battaglie e campagne.

L’arruolamento dei legionari vide un’evoluzione parallela a quella di Roma e del suo tessuto economico-sociale: anticamente la leva era obbligatoria e i soldati venivano divisi per censo (anche perché ognuno doveva pagare di tasca propria l’equipaggiamento, esattamente come nelle poleis greche); in seguito divenne lo stato a pagare l’equipaggiamento (cosicché la falange poté diventare davvero omogenea e molto più efficiente), mantenendo tuttavia la leva obbligatoria per tutti i cittadini romani che avessero tra i 17 e i 46 anni di età (con un minimo di 6 anni da passare nell’esercito); mentre infine, con l’esponenziale crescita dei domini di Roma, quella del legionario divenne una vera e propria professione (qualunque cittadino maschio che rispettava determinati parametri fisici e psichici poteva arruolarsi).
Diventare legionari era un ottimo modo per fare carriera, soprattutto per chi non aveva nulla: la paga era buona e ad essa si doveva aggiungere il bottino derivante dalle conquiste (compresi gli schiavi) e le elargizioni dei comandanti (per vittorie e occasioni speciali), senza contare che dopo vent’anni di servizio ogni legionario riceveva un appezzamento di terra come premio per il servizio compiuto (spesso in province romane di nuova fondazione, dove c’era bisogno di cittadini romani per avviare i sistemi statali e le economie).

Fu grazie al suo incredibile apparato statale e soprattutto militare che l’impero romano raggiunse i confini del mondo allora conosciuto e li seppe mantenere intatti per secoli (l’Impero Romano d’Oriente cadde addirittura nel 1453), grazie a quei soldati che a ragion veduta potevano considerarsi figli di Marte, capaci di sconfiggere eserciti numericamente superiori, nemici barbari e sanguinari spesso e volentieri fisicamente molto più grossi e forti; tutto questo grazie alla disciplina e all’organizzazione che contraddistinse sempre le legioni e che dopo la caduta di Roma non si vide più su nessun campo di battaglia europeo per almeno un migliaio di anni (dopo i quali i romani comunque continuarono ad essere un modello di preparazione tattica).

 

AUSILIARI: AL SERVIZIO DI ROMA

In chiusura di questo articolo vorrei citare figure spesso oscure alla storia che ebbero un ruolo di fondamentale importanza nel percorso evolutivo della città capitolina: gli ausiliari.
Man mano che aumentavano i territori aumentavano anche i popoli soggetti al dominio di Roma, fossero essi alleati o sottomessi all’Urbe, e ognuno di loro era tenuto a fornire periodicamente contingenti militari da affiancare alle legioni; questi contingenti erano conosciuti come “Auxilia” (letteralmente “aiuti”): le legioni ausiliarie, che combattevano al fianco delle legioni regolari (composte da cittadini romani).
Gli ausiliari erano inquadrati in legioni, addestrati da comandanti romani e guidati in battaglia da centurioni, il che li rendeva una forza altamente efficiente.
Ogni popolo forniva a Roma guerrieri specializzati e abituati a combattere in un certo modo a seconda della cultura e della provenienza: ad esempio i traci fornivano ottima fanteria leggera armata di giavellotti, galli e numidi erano cavalieri provetti, mentre i popoli germanici sottomessi avevano una costante riserva di uomini forti e desiderosi solo di combattere, perfetti per le formazioni di fanteria pesante romana.
Anche per questi uomini la legione era un modo per cambiare la propria vita: dopo aver servito per diversi anni si poteva ottenere la cittadinanza romana, essenziale per chiunque volesse raggiungere determinate cariche e obiettivi all’interno dell’impero.

Insomma, il legionario fu molto più di un semplice soldato, perché rappresentò la volontà conquistatrice e il vigile occhio di una civiltà che fu luce in un periodo assai buio e dopo la cui caduta il buio tornò per secoli.

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Fabrizio Foresio

Mi chiamo Fabrizio, sono nato a Brescia ma cresciuto tra Milano e Varese. Storia antica e letteratura sono le mie piccole grandi passioni, assieme alla scrittura ed al Rugby, scuola di vita che mi ha dato davvero tanto.



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