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Filippo il Macedone, l’uomo che pianificò la conquista del mondo



Filippo II di Macedonia
, padre di Alessandro Magno, con le sue azioni avviò il processo di trasformazione dell’universo orientale antico, che vide il limitato sistema delle poleis (città indipendenti che costituivano il mondo greco) incastonarsi all’interno delle grandi monarchie ellenistiche (che nacquero in seguito al regno di suo figlio Alessandro).
Con questo articolo ho voluto provare a tracciare brevemente i contorni di un grandissimo personaggio, purtroppo spesso ignorato dalla storiografia per “colpa” delle imprese del figlio, della cui grandezza e dei cui successi Filippo fu il principale architetto.

 

“Quel barbaro non sarà mai greco!”

Il regno di Macedonia visse per secoli una difficile “grecità di frontiera”: i suoi territori coprivano infatti una vasta area al nord della penisola greca e proprio ai greci i macedoni erano culturalmente molto vicini, parlandone la lingua, venerandone le divinità, condividendone l’universo mitologico e, di fatto, sentendosi greci (tanto che dal V Secolo a.C. partecipavano anche ai Giochi Olimpici).
La vita della Macedonia non era però affatto facile, stretta a sud dalla Tessaglia e dalle città elleniche, e a nord costantemente minacciata dai barbarici popoli dei Peoni e dei Traci e ad ovest da due bellicosi regni, Illiria ed Epiro (e quando Filippo II salì al trono nel 359 a. C. la situazione era davvero tragica, con i confini pressati ovunque da invasori e l’esercito prossimo al collasso).
Insomma, per concludere questa breve panoramica, il regno macedone era una sorta di stato nazionale governato da un re, ben altro ordinamento rispetto ai cugini greci che vivevano in un sistema di città libere e indipendenti.
 Non è quindi difficile immaginare il perché spesso i macedoni venissero disprezzati e guardati con una certa superiorità dai loro vicini del sud, che li consideravano quasi alla stregua dei barbari, rozzi ed ineducati.

Il sogno di Filippo

Filippo II era figlio di re Aminta III e nacque nel 382 a.C. a Pella, capitale macedone.
La dinastia reale di Macedonia, ovvero la Dinastia Argeade, governava fin dalla fondazione del regno centinaia di anni prima e vantava la sua discendenza nientemeno che da Eracle, il mitico eroe figlio di Zeus, e Filippo aveva un sogno degno del suo mitico antenato: unire il mondo greco e sconfiggere l’eterno nemico, la potentissima Persia, che da tempo ne minacciava la libertà (solo cento anni prima si erano combattute le due Guerre Persiane, con Dario I e Serse che avevano provato a sottomettere l’Ellade, venendo però sconfitti da ateniesi, spartani e poleis greche riunite).


Insomma quello di Filippo era un progetto davvero ambizioso, soprattutto considerando che il regno di Macedonia da lui ereditato era povero, circondato da nemici e insanguinato da conflitti interni per il controllo del paese, mentre la Persia va immaginata come una sorta di super potenza del tempo, estesa dall’odierna Turchia fino ai confini dell’India, un vero e proprio gigante che si affacciava sul Mediterraneo e sulla piccola Grecia, che a sua volta era gelosissima della libertà di cui godeva e non voleva sovrani (figuriamoci sovrani macedoni!).
Il re non era comunque uno che le mandava a dire, tanto che gli viene attribuita la celebre frase “Porterò la guerra in Persia e l’oro persiano in Grecia!”.

La falange macedone alla conquista della Grecia

Filippo in gioventù, quando era solo un principe, aveva vissuto come ostaggio a Tebe, città che ai tempi aveva l’egemonia su tutta la Grecia grazie al suo modernissimo esercito (e il macedone viveva in casa nientemeno che di Epaminonda, il grande Generale che inventò la falange obliqua, metodo di disporre le truppe che permise ai tebani di sconfiggere in campo aperto persino gli invincibili spartani).
Grazie alle conoscenze che acquisì in quel periodo, non appena salì al trono la prima cosa che il sovrano fece fu quella di riformare completamente l’esercito: trasformò la leggera e male organizzata fanteria macedone in una forza militare professionale che combatteva alla maniera greca, ovvero disposta in falange (formazione compatta e pesantemente corazzata dove i soldati, armati di lunghe lance, coprivano con lo scudo anche il compagno vicino e avanzavano come fossero un solo uomo, una vera muraglia di ferro e morte).

Questi uomini vennero poi dotati di un equipaggiamento mai visto prima sui campi di battaglia: Filippo volle infatti che i reparti centrali della formazione combattessero impugnando le “sarisse”, lance lunghe dai 5 ai 7 metri che costringevano i soldati ad allacciare lo scudo alla spalla sinistra per brandirle a due mani, ma che rendevano la formazione impenetrabile a qualsiasi attacco frontale e che si rivelarono particolarmente efficaci contro le disorganizzate fanterie orientali (Alessandro Magno conquistò la Persia con relativa facilità utilizzando questo corpo, che ovunque fu schierato macellò sempre e comunque i poveri nemici che gli vennero scagliati contro).


Il rigido addestramento a cui Filippo sottopose i soldati e la creazione di un esercito permanente (e quindi con militari professionisti e non più contadini convertiti allo scopo) si rivelarono vincenti, tanto che egli dapprima sottomise tutti i popoli vicini (annettendo alla Macedonia tutta la Tracia) e andando poi a sconfiggere addirittura i greci riuniti in una grande coalizione capeggiata da Atene e Tebe (a Cheronea nel 338 a.C., aiutato dal figlio Alessandro che comandava la cavalleria e si distinse per il grande coraggio e per la sagacia tattica).

Una fine crudele

Dopo la Battaglia di Cheronea Filippo venne nominato comandante in capo della coalizione greca, che gli si sottomise, in vista di una imminente invasione della Persia.
Il fato tuttavia aveva in serbo per il re ben altri piani, e il suo sogno dovette essere realizzato da Alessandro: il re infatti venne assassinato nel 336 a.C. da Pausania, una delle sue guardie del corpo (nonché ex amante), durante il matrimonio della figlia Cleopatra (e sorella del Magno) con Alessandro I il Molosso, signore d’Epiro.

I motivi di tale gesto rimangono tutt’oggi oscuri, e il celebre filosofo Aristotele, amico di Filippo e maestro di Alessandro fin da bambino, ai tempi si dedicò ad una meticolosa indagine degna di una moderna serie tv crime, che portò alla luce davvero di tutto: la prima cosa a venire scoperta fu che Pausania era risentito con il re per non essere stato vendicato quando egli aveva subito uno stupro punitivo ordinato da Attalo, generale macedone molto vicino a Filippo che aveva in odio il soldato, ed era quindi plausibile che la guardia del corpo avrebbe potuto volersi vendicare dell’offesa impunita; oltre a questo Aristotele scoprì che i vari potenti templi ellenici vedevano di cattivo occhio la crescente influenza macedone nei confronti della Grecia e delle sue istituzioni (gli stessi templi in primis), motivo per cui avrebbero benissimo potuto utilizzare Pausania, con cui avevano dei legami, come assassino; e ultima ma non ultima, aumentarono i sospetti su Olimpiade d’Epiro, regina di Macedonia e terza moglie di Filippo, nonché madre di Alessandro Magno, che da tempo odiava a morte il marito e che avrebbe fatto di tutto per far salire al trono il figlio prima del dovuto (dopo l’assassinio di Filippo fece addirittura erigere un altare a Pausania).

Un grande sovrano eclissato dalla storia

Filippo, un uomo che regnò 24 anni e che, con scarsissime risorse e circondato da nemici e pericoli, riuscì a trasformare la Macedonia nella potenza più grande dell’Europa del tempo.
Ma che altro potrei dire per concludere una panoramica di tale figura?

Le mie parole non saranno mai abbastanza significative, così ho pensato di chiudere l’articolo con quelle di una persona che sicuramente ha potuto giudicare ed apprezzare meglio di me il sovrano macedone: suo figlio Alessandro, le cui azioni eclissarono persino un gigante quale era Filippo.
Nel 324 a.C., esattamente un anno prima di morire, Alessandro Magno pronunciò un celebre discorso rivolto alle truppe macedoni e, all’interno di questo discorso, non mancò di ricordare le grandi imprese del padre:


“[…] Filippo, infatti, avendovi trovati senza fissa dimora e senza mezzi, mentre avvolti in pelli perlopiù pascolavate sui monti scarso bestiame, per il quale lottavate con poco successo contro gli Illiri, Triballi e Traci confinanti, vi diede da portare mantelli di lana invece che ruvide pelli, vi fece scendere dai monti in pianura, rendendovi capaci di combattere con i barbari vicini, così che ora basate la vostra sicurezza non più sulla posizione forte dei villaggi quanto sul valore personale; egli ha fatto di voi degli abitatori di città e vi ha dotato di buone leggi e buoni costumi.
Proprio di quei barbari, dai quali in precedenza eravate derubati e rapinati voi e le vostre cose, egli vi ha reso padroni da schiavi e sudditi che eravate; ha annesso la maggior parte della Tracia alla Macedonia e, impadronendosi delle piazzeforti costiere più favorevoli ha dato il via al commercio nella regione e ha reso sicuro lo sfruttamento delle miniere; vi ha fatto signori dei Tessali, davanti ai quali un tempo morivate di paura e, avendo umiliato il popolo dei focesi, ha reso per voi l’accesso alla Grecia ampio e facile da stretto e difficoltoso che era; ha umiliato ateniesi e tebani che sempre insidiavano la Macedonia, al punto che ora anziché versare noi il tributo agli ateniesi e obbedire ai tebani sono loro che si aspettano protezione da noi. […] Designato dal resto dei greci come comandante in capo della spedizione contro la Persia, si è fatto carico di questo onore non più per se stesso ma per l’insieme dei macedoni.”
(Arriano, Anabasi di Alessandro VII 9, 2-5).

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Fabrizio Foresio

Mi chiamo Fabrizio, sono nato a Brescia ma cresciuto tra Milano e Varese. Storia antica e letteratura sono le mie piccole grandi passioni, assieme alla scrittura ed al Rugby, scuola di vita che mi ha dato davvero tanto.



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