Sparta, la Culla degli Eroi


Quello spartano è passato alla storia come popolo guerriero di immenso valore, e i suoi cittadini furono completamente votati alla grandezza della loro la città-stato, che in Età Classica si contese il dominio della Grecia con le altre principali “poleis”, Atene e Tebe su tutte (per non parlare della fiera opposizione di fronte all’invasione persiana che a più riprese tentò di sottomettere la penisola greca).
Ma chi erano veramente gli spartani?
Con questo breve articolo ho provato a dare una visione d’insieme alla loro bizzarra società, forse la più interessante nel panorama antico, soprattutto in luce del fatto che portò una delle città meno popolose e meno ricche della Grecia ad essere una delle più grandi potenze del tempo e i suoi soldati ad essere circondati da un’aura di leggenda e timore che dura tutt’oggi (e la gloria cinematografica dell’ultimo decennio è solamente uno dei tanti tasselli impilati sulla fama degli spartani).

I secoli bui: i Dori e l’invasione del Peloponneso

Il Peloponneso è la montagnosa regione a sud della Grecia, da sempre piuttosto isolata dal resto del continente a cui è collegata tramite uno stretto lembo di terra conosciuto come Istmo di Corinto, e fu proprio qui la culla della Civiltà Micenea, il mitico popolo greco che secondo Omero guidò gli achei durante la Guerra di Troia (Agamennone e Menelao, le cui gesta sono narrate nell’Iliade, erano appunto re micenei).
Ed è sempre nel Peloponneso, e più precisamente in Laconia, che venne fondata Sparta, le cui origini sono oscure e leggendarie: poco si sa infatti della sua fondazione, sennonché avvenne intorno al 1200 a.C. nei cosiddetti “secoli bui” per mano dei Dori, popolazione di ceppo greco che sciamò nel Peloponneso da nord, spazzò via la civiltà micenea e ne conquistò le terre.
La dinastia dominante di questi nuovi coloni faceva risalire le sue origini addirittura ad Eracle, figlio di Zeus e principale eroe del pantheon greco, motivo per cui si diede il nome di “dinastia degli Eraclidi”, che ben presto avrebbe reclamato non solo la regione in cui viveva, ma gran parte della Grecia.

L’asservimento della Messenia

I discendenti di Eracle non potevano certo accontentarsi di quel misero appezzamento di terra che era Sparta, motivo per cui attorno al 700 a.C. valicarono la catena montuosa del Taigeto, terrificante barriera naturale ad ovest della città, per intraprendere una guerra d’annessione in Messenia.
La Messenia era una terra assai fertile e popolosa, dove gli spartani non mostrarono nessuna pietà: per decenni bagnarono di sangue i suoi frutteti e i suoi campi finchè i messeni, anch’essi greci, dovettero arrendersi per diventare totalmente asserviti ai conquistatori con il ruolo di servi della gleba, ovvero schiavi contadini di proprietà statale conosciuti con il nome di “Iloti”.
Gli iloti furono uno dei fondamentali pilastri della società spartana e della sua evoluzione: infatti al contrario del resto della Grecia gli uomini liberi, qui inquadrati nella classe sociale degli Spartiati, avevano il solo compito di addestrarsi alla guerra e combattere in nome della propria città, mentre le loro rendite e il loro sostentamento erano completamente nelle mani degli schiavi-contadini che ne coltivavano le terre (ogni spartano aveva dei territori ereditari assegnati alla sua famiglia dallo stato, a Sparta e in Messenia, che venivano mandati avanti appunto da iloti, anch’essi di proprietà della famiglia che ne controllava il terreno).
Tutto ciò permise agli spartani di dedicarsi solo e solamente alla guerra, di dedicare la propria vita all’addestramento e alla disciplina, motivo per cui è facile immaginare perché essi dovevano essere un incubo da affrontare in battaglia per gli altri greci, per i quali la guerra era quasi una competizione sportiva (in pochi facevano i soldati di mestiere e le armi, comprate di tasca propria, venivano imbracciate solo in caso di guerra).

“Colui che pone in essere le azioni dei lupi”

A fondare il corpus di leggi che resero la società spartana tanto efficiente ed atipica nel panorama greco del tempo fu Licurgo, figura mitica e storica allo stesso tempo le cui origini sono avvolte dal mistero.
Si diceva fosse un nobile spartano, anche se alcuni ne sostenevano l’origine divina mentre altri dicevano non fosse totalmente umano ma avesse allo stesso tempo attributi bestiali (il nome stesso aveva un significato più che simbolico, solenne e minaccioso com’era: “colui che pone in essere le azioni dei lupi”).
Il mitico legislatore mise in atto un vero e proprio esperimento di ingegneria sociale, imponendo agli uomini liberi di Sparta l’uguaglianza sopra ogni altra cosa e trasformando una società intera nel branco di lupi che avrebbe dovuto includere nei suoi ranghi indistintamente aristocratici e plebei.
Il suo scopo era quello di trasformare Sparta in una caserma e i suoi cittadini nei guerrieri più formidabili del mondo, completamente votati alle necessità dello stato e a nient’altro.

Ingegneria sociale alla ricerca del cittadino perfetto

Una disciplina ferrea e universale avrebbe dovuto insegnare ad ogni spartano fin dalla nascita che la conformità era tutto, che ogni cittadino avrebbe dovuto occupare il suo posto nella società come in battaglia, che avrebbero dovuto vivere tutti alla stessa maniera, senza accumulare più ricchezze degli altri e senza avere privilegi, né agi e soprattutto alcun lusso (non a caso ancora oggi il termine “spartano” viene utilizzato per indicare qualcosa di semplice, essenziale, senza troppi fronzoli, mentre “laconico” è utilizzato per definire qualcuno che parla poco, esattamente come facevano i pragmatici spartani, attenti ai fatti più che alle parole).
Gli uomini vivevano, mangiavano, dormivano e si addestravano assieme, con sporadici permessi di tornare a casa dalla propria moglie (le donne spartane erano poi assai rispettate, contrariamente a quanto accadeva nel resto della Grecia, ed erano di fondamentale importanza per istruire e allevare bambini e bambine con severità e rigore, e a tal fine anche loro venivano educate quasi come i ragazzi con esercizi sportivi, di lotta e di resistenza).
In questa bizzarra società governata da due re (entrambi Eraclidi) il divario tra ricchi e poveri era praticamente annullato, ogni cittadino era sostanzialmente uguale agli altri in quanto a diritti e possedimenti, e le classi inferiori tramite l’inserimento in un esercito elitario e senza pari avevano raggiunto una posizione che prima gli sarebbe stata negata, tanto che lo stesso Plutarco definí Sparta “la città più libera di tutta la Grecia”.
Anche i re erano sottoposti ad un controllo continuo dagli Efori, una sorta di sacerdoti-magistrati che controllavano la legalità e la sacralità di tutto ciò che avveniva a Sparta e i cui 5 membri erano eletti dal popolo con cadenza annuale.
Essendo già passati attraverso una rivoluzione sociale gli spartani non avevano nessuna intenzione di affrontarne un’altra e, come aveva insegnato loro Licurgo, i giovani predatori andavano educati con la frusta, i loro naturali appetiti soffocati con la disciplina: le generazioni precedenti esercitavano un forte controllo sui ragazzi quasi ne fossero i carcerieri, e infatti solamente gli anziani potevano proporre di modificare le leggi della città, che mantennero la società spartana cristallizzata nel tempo per secoli, fino alla sua definitiva caduta per mano dei romani.

L’Agoghé: lo svezzamento dei piccoli lupi

Il rigido sistema di selezione e addestramento iniziava da subito, fin dalla nascita, quando gli spartani dovevano già superare una terribile prova di selezione: se un neonato era deforme o veniva giudicato troppo debole per poter dare in futuro un utile contributo alla città esso veniva eliminato, abbandonato sui monti della catena del Taigeto per essere divorato dalle bestie o morire di freddo.
Sparta era crudele tanto quanto la natura stessa, e non aveva pietà nemmeno dei suoi figli.
I bambini maschi ritenuti idonei vivevano con la madre fino ai 7 anni, quando cioè entravano nel sistema educativo statale chiamato “Agoghé”: il termine greco letteralmente indica la “conduzione della mandria” ed è assai appropriato per definire la tipologia di controllo che avevano gli addestratori sui ragazzi, che vivevano tutti assieme e passavano le giornate addestrandosi alla guerra, finché non erano pronti per entrare a far parte della falange regolare dell’esercito spartano, la forza più temibile del mondo antico.
L’esame finale si teneva a 18 anni e per gli allievi più promettenti consisteva nell’inquadramento nella “Krypteia”, una squadra speciale che per un determinato periodo di tempo doveva sopravvivere nei territori degli iloti senza cibo né acqua, dovendo quindi rubare e uccidere per poter mangiare. Alcuni studiosi suggeriscono che tale forza fosse utilizzata dagli anziani spartani per eliminare gli iloti migliori, quelli sospettati di cospirazione, o più in generale per mantenere il clima di terrore e servilismo tra i messeni assoggettati al crudele dominio dei loro padroni e al contempo rendere chiaro ai nuovi soldati di come erano loro, e loro solamente, a far parte del famelico branco di lupi che doveva tenere sotto controllo le fondamenta della società e reggere il pericoloso corso della storia in cui viveva Sparta.

Apogeo e caduta

Per parlare delle imprese di questa prodigiosa e camaleontica stirpe servirebbe come minimo un altro articolo, quindi mi limiterò a citare qualche importante avvenimento della storia spartana: nel VI Secolo a.C., dopo aver stabilito l’egemonia sull’intero Peloponneso sottomettendo le potenti città di Argo, Tegea e Corinto, gli spartani fondarono la Lega Peloponnesiaca, di cui si misero a capo. 
Ben presto questa coalizione entrò in conflitto con la Lega Delio-Attica guidata dalla grande rivale di sempre: la culla della democrazia, Atene.
Le due città erano in perenne stato di guerra l’una con l’altra e si unirono solamente per far fronte all’Impero Persiano, che a più riprese tentò di conquistare la Grecia con immensi eserciti (per approfondire un minimo vi consiglio la lettura di quest’altro mio articolo riguardante la celebre “Battaglia delle Termopili” combattuta dal re spartano Leonida durante la Seconda Guerra Persiana nel 480 a.C.).
Dopo le invasioni persiane venne combattuta quella che è conosciuta come la Guerra del Peloponneso” (431-404 a.C.), che vide l’intera Grecia schierata su due fronti chi con gli ateniesi chi con gli spartani, e che finí con la grande vittoria di Sparta e con la conseguente egemonia su tutta la penisola.
Nel corso dei secoli successivi la potenza spartana tuttavia piano piano scemò,

soprattuto per ragioni demografiche e di isolamento: il rigido sistema di selezione dei giovani spartani non era realmente sostenibile nel corso del tempo e a lungo andare l’esercito non poteva essere rinnovato da abbastanza uomini, con le perdite che erano sempre più alte in seguito alle continue guerre intraprese. Così Sparta vide la sua forza sempre più esigua e dovette far sempre più affidamento su soldati mercenari piuttosto che spartiati, venendo ripetutamente sconfitta, prima da Tebe, poi dai macedoni comandati da Filippo II e Alessandro Magno, e infine dai romani, che annessero definitivamente loro e tutta la Grecia all’Impero nel 146 a.C., mettendo fine a quella che sarebbe stata nei secoli dei secoli un’immortale leggenda.

VOTA QUESTO ARTICOLO!



7 votanti totali, media: 4.86


Fabrizio Foresio

Mi chiamo Fabrizio, sono nato a Brescia ma cresciuto tra Milano e Varese. Storia antica e letteratura sono le mie piccole grandi passioni, assieme alla scrittura ed al Rugby, scuola di vita che mi ha dato davvero tanto.



Aspetta! Non scappare!

Se ti piace UniCoffee perché non farne parte?

Scrivi con Noi!