Spartaco, lo schiavo che sfidò Roma


Ci fu un tempo in cui Roma, centro del mondo civilizzato e incarnazione stessa del potere delle armi, ebbe paura di uno schiavo fuggitivo.
Quello schiavo era un uomo nato nel 109 a.C. di nome Spartaco, ex gladiatore trace che provò a cambiare la storia del mondo e quasi ci riuscì con quella che è stata senza dubbio la più famosa e grande rivolta servile dell’antichità.

DAI PASCOLI DELLA TRACIA ALLE LEGIONI ROMANE

Spartaco era nativo della Tracia, una regione grossomodo corrispondente all’odierna Bulgaria e anticamente nota per i suoi feroci guerrieri dai capelli rossi ricoperti di tatuaggi; le tribù trace, di indole selvaggia e fiera e sempre in lotta tra loro, a quel tempo erano formalmente sotto il dominio di Roma, anche se in realtà il territorio montuoso che abitavano era di difficile controllo e le rivolte erano più che frequenti.

Il nome “Spartaco” (“Spartacus”) è la latinizzazione di “Sparadakos” (“famoso per la sua lancia”) o di “Spartakos” (forse un riferimento ad un luogo o ad un sovrano della Tracia, oppure derivante dalla radice di “Sparta”, città greca rappresentazione della virtù guerriera per eccellenza nel mondo antico).
I traci erano abili cavalieri e fanti armati alla leggera specializzati nelle tattiche “mordi e fuggi”, motivi per cui essi dopo la conquista romana vennero subito arruolati ed inquadrati nelle Legioni Ausiliarie (le Legioni regolari, formate da cittadini romani, erano sempre affiancate da Legioni di ausiliari provenienti da quei popoli soggetti a Roma quali erano ad esempio galli, ispanici, greci, macedoni, numidi e appunto traci, che fornivano truppe specializzate a combattere alla loro maniera che poi venivano addestrate per affiancare i legionari in battaglia).
Dalle fonti storiche sappiamo che lo stesso Spartaco venne arruolato tra gli ausiliari e per un certo periodo combatté al fianco dei romani, cosicché imparò molte cose sulla tattica militare tradizionale e soprattutto sul modo di combattere dei legionari.
Sempre dalle fonti antiche sappiamo anche che il trace disertò e fuggí diventando un “latro”, parola che i romani usavano per definire i briganti ma anche i rivoltosi, motivo per cui si può solo ipotizzare sulle reali intenzioni alla base della sua fuga, anche se per certo sappiamo che Spartaco venne catturato e fu fatto schiavo.

CAPUA E LA SCUOLA GLADIATORIA, PREPARATIVI DI GUERRA

In seguito Spartaco venne venduto a Gneo Cornelio Lentulo Batiato, famoso lanista di Capua, opulenta città campana considerata la Mecca dei giochi gladiatorii (un lanista era un impresario che comprava e addestrava gladiatori da affittare agli organizzatori dei giochi negli anfiteatri di tutto l’impero).

I romani erano letteralmente malati per questo sanguinario “sport”, di solito riservato ai criminali più pericolosi ma dove anche gli uomini liberi potevano partecipare, attirati dal denaro e dalla fama.
Fu nella scuola di Batiato, dopo diversi anni, che Spartaco iniziò la sua rivolta: a capo di 200 gladiatori organizzò una rocambolesca fuga che le fonti ci dicono venne tradita (non sappiamo in che modo ma probabilmente qualcuno fece la spia), cosicché gli schiavi dovettero combattere contro le numerose guardie del lanista e quelle cittadine accorse in loro aiuto.
Le uniche armi nella casa erano sotto chiave, sicché i gladiatori corsero in cucina e si armarono di mannaie e spiedi, con i quali affrontarono le guardie e vinsero la dura battaglia a costo di numerose perdite: in 74 uscirono dalla scuola vivi.

L’ITALIA A FERRO E FUOCO: LA TERZA GUERRA SERVILE

Quella che era cominciata come un’evasione ben presto diventò una rivolta di migliaia di persone che non smetteva mai di crescere (si stima che al suo culmine fu composta da circa 60.000 ribelli, circa il 4% della popolazione servile totale presente in Italia), con uomini che arrivavano da ogni dove per unirsi al trace ed al suo sogno di libertà.
Spartaco fu un grande condottiero, in grado di inquadrare in un esercito una marmaglia male armata e peggio addestrata e in seguito addirittura riuscire a sconfiggere svariate legioni romane inviate per affrontarlo.

C’é da dire che la rivolta, avvenuta nel 73 a.C. e conosciuta come “Terza Guerra Servile”, avvenne in un periodo particolarmente favorevole, visto che Roma stava combattendo su più fronti nemici potenti: ad est era impegnata nella grande guerra contro Mitridate IV re del Ponto in Asia Minore, che si era fatto portavoce del mondo ellenistico e aveva allargato il conflitto fino alla Macedonia, la Grecia e i territori circostanti; ad ovest si combatteva Sertorio, generale romano che aveva fondato un partito secessionista in Iberia (l’odierna Spagna) e aveva preso il controllo del paese; a sud invece si combattevano i temibili pirati che infestavano le acque di Creta e dell’Illiria.
In Italia quindi c’era penuria di soldati e soprattutto di soldati addestrati, cosicché le prime legioni mandate ad affrontare i ribelli erano composte da ragazzi arruolati di fretta e mandati allo sbaraglio contro guerrieri feroci, pronti a tutto e assetati di sangue quali erano gli uomini di Spartaco (che dopo aver vinto le prime importanti battaglie si rifiutarono di andare via dall’Italia come suggeriva il loro condottiero, così da ottenere la libertà per cui avevano iniziato a combattere: essi volevano più ricchezze da depredare e più sangue romano per vendicarsi).

VIVI DA EROE, MUORI DA EROE


L’errore di non allontanarsi da Roma fu fatale, e nel 71 a.C. l’intervento di Marco Licinio Crasso concluse la guerra: grande generale e politico, Crasso era l’uomo più ricco della Repubblica (lo stesso che in seguito farà parte del Triumvirato assieme a Cesare e Pompeo), mise assieme una grande armata addestrata con ferrea disciplina e sbaragliò l’esercito di Spartaco nella Battaglia del Sele.

Il trace visse il suo ultimo giorno come aveva vissuto quelli precedenti, con coraggio e immenso valore: aveva capito che stavolta non c’era scampo, che era tutto finito, così dopo un accorato discorso agli uomini uccise il suo cavallo, mettendo in chiaro che non sarebbe fuggito ma avrebbe lottato fino alla morte; in seguito si posizionò in prima fila e si gettò nella mischia alla ricerca di Crasso (voleva vincere la battaglia uccidendo il comandante nemico, che di consueto nelle legioni romane era vicino alla prima fila).
Spartaco non raggiunse mai Crasso, le fonti ci dicono che assieme ai suoi uomini (probabilmente una squadra di fedelissimi) morì circondato dai nemici, in ginocchio per una ferita di giavellotto alla coscia.

La morte del loro capo gettò nel panico i ribelli, la coesione sparì e il disordine trasformò la battaglia in una carneficina: i pochi che si salvarono vennero inseguiti e sterminati, mentre i 6000 che Crasso fece prigionieri furono crocifissi sulla trafficata via Appia che da Capua portava a Roma, un gesto sensazionale e sanguinoso che sicuramente al tempo ebbe ampia risonanza in ogni parte della Repubblica.

 

SPARTACO, LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE E LO SPECCHIO DI ROMA

Spartaco lasciò un segno indelebile nella psiche dei romani.
Nessun altro capo di schiavi ribelli fu mai ricordato e temuto quanto lui, forse perché rappresentava una sorta di specchio per Roma: era frutto del suo sistema, ne era stato cittadino e aveva servito nelle sue legioni prima di divenire gladiatore, simbolo vivente di quella stessa romanità che in seguito aveva quasi distrutto provando a sovvertire l’ordine della schiavitù e a ridistribuire le ricchezze.
La storia di Spartaco è stata una storia di ideali e libertà, ma soprattutto è stata una storia d’amore per la sua compagna, di cui le fonti non ci dicono il nome ma di cui ci rivelano la natura “sovrannaturale”: essa era infatti sacerdotessa di Dioniso, il cui culto in Italia era stato vietato dal senato da più di un secolo in quanto considerato portatore di ideologie pericolose (e quindi relegato agli ultimi ed ai reietti come culto sotterraneo); la donna tracia predicava infatti una Teologia della Liberazione, il che rendeva Spartaco una sorta di messaggero del Dio e gli conferiva agli occhi degli schiavi un’aura d’autorità profetica immensa, fattore che sicuramente contribuì ad accrescerne la fame e i ranghi.
La figura di Spartaco ha avuto ampia risonanza nella cultura di massa, diventando in epoca moderna soggetto di film, fumetti e serie tv ma non solo: essa è stata elevata a simbolo di idealismo per chi combatte per la libertà, tanto che molti movimenti politici e pensatori hanno rievocato il nome e la figura del trace e continuano a farlo tutt’oggi, visto che gli uomini possono anche morire ma le imprese e gli ideali no.

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Fabrizio Foresio

Mi chiamo Fabrizio, sono nato a Brescia ma cresciuto tra Milano e Varese. Storia antica e letteratura sono le mie piccole grandi passioni, assieme alla scrittura ed al Rugby, scuola di vita che mi ha dato davvero tanto.



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