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“Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch


Venere in pelliccia ha avuto tanta fortuna da riuscire a slegarsi quasi completamente dal progetto delle trentasei novelle della raccolta de Il retaggio di Caino, acquisendo un relativo grado di fama autonoma. La novella apparve in due edizioni: la prima risale al 1870, mentre la seconda al 1878. Per la trama lo scrittore trasse ispirazione da non pochi elementi della propria biografia: in particolar modo dall’avventura amorosa con la sedicente baronessa Bodanov, che rispondeva in realtà al nome di Fanny Pistore.

Trama

Il primo narratore, nonché narratore della cornice della storia, si reca dall’amico Severin von Kusiemski per prendere insieme il tè e gli racconta un suo sogno curioso riguardante una donna dall’aspetto marmoreo avvolta in un’enorme pelliccia scura. Egli identifica questa donna con Venere, dea dell’amore, verso la quale manifesta profonda fedeltà e devozione. Dopo aver raccontato il proprio sogno, egli riconosce in un dipinto presente nella stanza di Severin l’origine della propria esperienza onirica: il dipinto raffigura una donna seduta con in dosso solamente una pelliccia; ella tiene saldamente una frusta con la propria mano destra e ai suoi piedi è steso un uomo che assomiglia a Severin in atto di devozione. Il narratore chiede allora spiegazioni al padrone di casa, scoprendo che l’uomo del dipinto è in realtà proprio Severin (da giovane) e che proprio da lui il quadro venne dipinto in passato, traendo ispirazione dalla Venere allo specchio di Tiziano.

Terminata la spiegazione Severin consegna al narratore suo amico un manoscritto, all’interno del quale è contenuta la chiave per comprendere il significato del dipinto, ossia la storia travagliata del rapporto masochistico tra Severin von Kusienski, alter ego di Leopold von Sacher-Masoch, e Wanda von Dunajewuna, alter ego di Fanny von Pistor.

Il manoscritto si apre e si scopre che la diegesi fino a questo punto assolveva al ruolo di cornice. La vera storia della novella è quella contenuta nel manoscritto fittizio. Severin, divenuto narratore omodiegetico della storia, in quanto protagonista della storia stessa, narra del proprio incontro con Wanda von Dunajew, giovane vedova ricca e bella. Insicuro e timoroso in un primo momento, dopo aver fatto la conoscenza della smaliziata donna, che gli rivela la propria filosofia di vita volta alla ricerca del piacere e del godimento, le si propone come schiavo per poterla servire come fosse una dea.

Egli le chiede di diventare sua moglie, ma Wanda, conscia della propria incostanza affettiva, mette prontamente in guardia Severni dei rischi a cui potrebbe andare incontro. Egli allora, consapevole di non poterla avere come moglie ma desideroso di non perderla definitivamente, le si propone come schiavo per poterla servire come una dea, quale ella appare ai suoi occhi. Egli confessa alla donna di poter amare solo colei che lo domina, che lo maltratta e che lo soggioghi: arriva così a parlare della sua particolare natura sessuale, propriamente definita come natura sovrasensuale.

Wanda, dopo aver accettato Severin come servitore personale, decide di intraprendere con lui un viaggio. I due si recano in viaggio a Firenze e Severin viene costretto ad assumere il nome di “Gregor” e firmare un contratto che formalizzi il suo ruolo di servitore.

Vengono riportati di seguito i due contratti delle edizioni relativamente del 1870 e del 1878.

Nella prima edizione della novella è questa la forma che assume il contratto tra i due protagonisti:

 

Contratto fra la signora Wanda von Dunajev e il signor Severin von Kusiemski

Il signor Severin von Kusiemski cessa in data odierna di essere il promesso sposo della signora Wanda Dunajev e rinuncia a tutti i suoi diritti derivanti da questa sua qualità; si impegna invece con la sua parola d’onore e di gentiluomo, ad essere d’ora in avanti lo schiavo della signora di cui sopra finché non gli sarà resa la libertà dalla signora stessa.

Egli dovrà, in quanto schiavo della signora von Dunajev, portare il nome di Gregor, e sarà inoltre tenuto ad esaudire ogni desiderio della signora, ubbidire ciecamente ad ogni ordine, restarle sottomesso e, considerare come una grazia straordinaria, qualsiasi segno di favore da parte di lei.

La signora von Dunajev potrà non solo castigare il suo schiavo per la più piccola inavvertenza o colpa, ma avrà anche la facoltà di maltrattarlo come e quando vorrà, secondo il proprio capriccio o per mero passatenpo, come più le piaccia, o addirittura ucciderlo, se le aggrada; in breve, egli è di sua proprietà assoluta.

Se la signora von Dunajew dovesse concedere la libertà al suo schiavo, il signor Severin von Kusiemski dovrà dimenticare tutto ciò che ha subito o sofferto come schiavo e mai e poi mai, in nessun caso e in nessun modo, dovrà nutrire propositi di vendetta o di rivalsa.

In cambio la signora von Dunajew, da parte sua, si impegna come sua padrona a mostrarsi il più spesso possibile in pelliccia, soprattutto quando sarà crudele nei confronti del suo schiavo.

Di seguito viene riportato il contratto così come appare nell’edizione del 1878 della novella.

Contratto fra la principessa Wanda von Dunajev e Severin von Kusiemski

Il signor Severin von Kusiemski cessa in data odierna di essere il corteggiatore favorito della principessa Wanda Dunajew e rinuncia a ogni suo diritto relativo; si impegna con un giuramento e con la sua parola d’onore di gentiluomo ad essere, d’ora in avanti, il suo schiavo nel senso più pieno della parola e sino a quando non sarà lei stessa a rendergli la liberta.

Egli dovrà, in quanto schiavo della principessa, portare il nome di Gregor, e sarà inoltre tenuto a obbedire incondizionatamente ad ogni suo ordine, comportarsi con sottomissione nei confronti della sua padrona, considerare ogni segno di benevolenza da parte sua come un favore particolare. La principessa Dunajew potrà non solo punire a sua discrezione il proprio schiavo per ogni sia pur minima inavvertenza o colpa, ma avrà anche il diritto di maltrattarlo secondo il suo capriccio o per mero passatempo, come più le piaccia, o addirittura di ucciderlo, se le aggrada, in breve, egli è sua proprietà assoluta.

se la principessa Wanda dovesse concedere la libertà al suo schiavo, Severin von Kusiemski dovrà dimenticare tutto ciò che ha subìto o sofferto come schiavo e mai e poi mai, in nessun caso e in nessun modo, dovrà nutrire propositi di vendetta o di rivalsa.

Se nei contratti sessuali reali le pratiche regolarizzate erano di gradimento a Sacher-Masoch perché improntati sui suoi gusti, ciò non si può dire dei contratti fittizi, i quali prevedono sono fondati non tanto sulle preferenze sessuali di Severin quanto più su quelle di Wanda. L’alter ego di Sacher-Masoch è costretto a firmare un contratto con la consapevolezza però anche che non tutti gli ordini impartiti dalla padrona saranno di suo piacimento. L’ordine più sofferto e lacerante sarà quello di mettere in comunicazione la padrona Wanda con Alexis Papadopolis, uomo di cui si innamora. Egli viene descritto come un uomo che per tempra, nobiltà, coraggio, fascino e mistero incarna il modello dell’eroe byroniano. A causa della sua influenza sulla donna, relazione fra Severin e Wanda giunge al termine, raggiungendo il proprio acme di tensione nella scena in cui Alexis frusta Severin sotto lo sguardo divertito della donna.

Severin, schiavo della padrona Wanda, era collocato al gradino più infimo di questa gerarchia di potere, in quanto aveva accettato di ridursi alla condizione di schiavo pur di stare insieme ad una donna che esplicitamente fin dall’inizio del rapporto gli aveva detto che lo avrebbe tradito. Animato dal desiderio di sottomissione, Severin accetta di buon grado di divenire schiavo di una donna, ma non si dimostra lungimirante: non prevede infatti che la donna, in qualità di suprema padrona che annulla ogni diritto del proprio schiavo nullificato, possa cercarsi un amante.

Egli è quindi costretto ad accettare che un uomo più prestante e virile di lui  goda fisicamente della donna che egli può solo venerare e sublimare. In questa situazione di vergogna, strana eccitazione e frustrazione, Severin rivela tutto il proprio paggismo non solo nella sottomissione diretta alla propria padrona, ma divenendo anche il suo messaggero e informatore. Severin viene degradato al rango di schiavo informatore già quando Wanda vuole servirsi di lui per carpire tutte le informazioni necessarie ad identificare il bellissimo colonnello degli ussari di guarnigione; il militare è descritto come un uomo affascinante, atletico e dai tratti eleganti del viso.

Lo schiavo Severin viene usato nuovamente come informatore anche per rintracciare il secondo pretendente. Quest’ultimo, che massimamente rappresenta l’ideale del “Greco” della storia, anche perché di origini greche, è il generale Alexis Papadopolis alter ego di Tommaso Salvini, amante di Fanny Pistor a Venezia. Il senso di mortificazione che Severn prova per l’essere usato come informatore e per l’essere messo all’ombra di un altro uomo raggiunge il suo apice nella scena finale della novella. In questa scena Severin non viene soltanto frustrato dalla sua padrona Wanda ma, subendo una sottomissione ancora più degradante, viene frustrato anche da Alexis Papadopolis, che con la propria avvenenza animalesca ha irretito e soggiogato la stessa Wanda. Sacher-Masoch scrive:

“Allora continui a frustarlo” lo pregò Wanda alzandosi e cingendo il collo del fortunato adoratore con le sue braccia stupende. Mentre si stringeva a lui e lo baciava, volgendomi le spalle, l’ermellino che le accarezzava morbido e voluttuoso i bei fianchi casualmente sfiorò il mio viso ardente. Ebbi un sussulto.

Lo schiavo viene domato dall’amante della sua padrona, addomesticato come una bestia e reso mansueto. Severin viene costretto a baciare la mano che lo schiaffeggia e il piede che lo calpesta come un cane. Wanda incita Alexis a picchiarlo con sempre più irruenza, perché desidera vedere il proprio servo agonizzare sotto i pesanti colpi dell’affascinante aguzzino. È proprio Wanda a dire “che cosa non darei per vederlo morire sotto i suoi colpi”. Severin però non viene ucciso dalle percosse di Alexis, ma resta gravemente ferito.

Il protagonista Severin, terminata la lettura del manoscritto, torna ad essere interlocutore del narratore di cornice, il quale gli chiede quale sia la morale della storia. Severin risponde che la “cura” della frusta gli ha fatto bene e che è stato uno sciocco a lasciarsi domare da una donna: la morale è dunque che chi deliberatamente diventa incudine e lascia che una donna gli sia martello merita tutte le frustate che riceve. Naturalmente questa presa di posizione va confinata all’interno della novella e non estesa ad di fuori della finzione della narrazione. Diversamente dalla sua controparte Severin, Leopold von Sacher-Masoch ricercò per tutta la vita una donna crudele e dispotica, dalla sensualità animalesca e di cui divenire volontariamente incudine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nicolas Calò

Mi chiamo Nicolas, abito a Milano e studio Lettere moderne. Coltivo da molto tempo la passione per la scrittura; spero quindi che i miei articoli vi piacciano. Buona lettura!



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