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Mercati frenati da forti incertezze geopolitiche


I mercati finanziari, oggi come non mai, vivono in un contesto di incertezza che frena le quotazioni dei principali listini europei e americani, nonché delle principali valute.

 

L’effetto Brexit, trascorsi nove mesi dal referendum, è tornato ad esercitare forti pressioni in particolare con il deprezzamento della Sterlina nei confronti delle principali valute, che ha segnato un -16% medio dal 23 giugno scorso. Nel frattempo sono stati attivati i negoziati per l’uscita formale, attesa per il marzo 2019 attraverso l’attivazione dell’articolo 50 del trattato UE. Gestori del fondo M&G Income Allocation parlano di uno scenario economico particolarmente incerto in termini di previsioni, accompagnato da forte volatilità, dovuta in particolare agli effetti per le imprese britanniche di eventuali politiche fiscali e commerciali che le coinvolgeranno direttamente nel prossimo futuro.  L’euroscetticismo di Brexit e delle presidenziali olandesi e francesi, ha fatto riemergere il cosiddetto rischio di ridenominazione, ossia forti dubbi sulla sostenibilità dell’Euro.

Il primo ministro Theresa May a seguito dell’attivazione delle prime procedure di uscita del Regno Unito dall’Unione.

In Europa, negli ultimi mesi si sono ridimensionate anche le aspettative di crescita dell’inflazione, scesa di circa mezzo punto percentuale dal gennaio scorso nell’Eurozona (dal 2% di febbraio all’1,5%) e in Italia dall’1.6% all’1.4%.  Il rialzo nei mesi invernali era dovuta probabilmente ad un aumento dei prezzi energetici (oil, gas naturale). Il contesto di incertezza è mostrato da una crescita modesta del PIL, con investimenti ben al di sotto delle aspettative, poiché non trainati da un aumento della domanda per consumi interni. Inoltre, è incerto il contesto dei tassi: dopo due anni di politiche espansive, cominciano a farsi ipotesi sull’evoluzione futura dei tassi di interesse, che i mercati ipotizzano a rialzo rispetto ai livelli attuali entro 29 mesi

 

Negli USA, le dichiarazioni d’intento di Trump sulle politiche protezionistiche, hanno fatto molto scalpore nelle ultime settimane, lasciando alcune perplessità ai gestori di fondi, e, nel complesso, molte incertezze sui mercati azionari. Altrettanto incerta è la politica fiscale accomodante del neopresidente, che, nelle prime settimane del mandato, ha spinto a rialzo le quotazioni dei listini i quali sembrano ormai aver esaurito le forti pressioni positive, in attesa che vengano effettivamente implementate.  Nondimeno, le politiche fiscali dovrebbero complessivamente impiegare 1000 miliardi di dollari, un peso gravoso per la sostenibilità di un debito pubblico già sufficientemente elevato rispetto al GDP.

Dure le parole e l’intervento del presidente Trump a seguito del raid chimico in Siria.

E’ notizia odierna che gli Stati Uniti hanno effettuato un attacco missilistico alla Siria, immediatamente condannato dalla Russia, in risposta all’attacco chimico del regime di Assad. L’episodio avvenuto la scorsa notte, ha avuto apprezzabili riscontri sui mercati; il derivato future sul Dow Jones ha ceduto subito lo 0,5%, mentre l’oro è schizzato al rialzo di oltre l’1%, attestandosi attualmente a 1.263.5 punti. Secondo molti analisti, l’oro oltre ad essere il classico bene rifugio incorrelato con le principali asset class d’investimento, una volta superata quota 1250 potrebbe andare incontro a un trend rialzista non indifferente.

Volgendo lo sguardo all’obbligazionario, nel marzo scorso, l’aumento del costo del denaro negli Stati Uniti di 25 punti base (dallo 0.75% all’1%), ha provocato forti tensioni sul mercato, dove, in un’unica settimana, i listini borsistici hanno incassato una perdita sul valore nominale che si attesta intorno agli 800 miliardi di dollari. Il mercato non era pronto a scontare un’aspettativa rialzista dei tassi, in una fase congiunturale di incertezza geopolitica a seguito delle elezioni del presidente Trump e i prezzi incorporavano rendimenti troppo bassi e non aggiornati al mutato stato dei tassi di mercato.

 

Un’altro possibile cigno nero nell’orizzonte macroeconomico è l’economia cinese, quella che l’allora primo ministro Wen Jiabao definiva «instabile, squilibrata, scoordinata e insostenibile». L’interazione tra un’economia reale in continua espansione ma altrettanta volatilità, sostenuta dalla crescita della finanza sul modello statunitense, potrebbe contribuire a creare un disastro finanziario molto più acuto di quello registrato a seguito del fallimento di Lehmann Brother del 2008. Processi di liberalizzazione economica in Cina troppo repentini, in un contesto macroeconomico come quello attuale, potrebbero avere effetti dirompenti non soltanto nei mercati asiatici ma anche in Stati Uniti ed Europa.

Nella fattispecie, si basti considerare che i risparmi lordi annui nell’economia cinese ammontano a oltre 5000 miliardi di dollari, il 75% dei risparmi complessivi di Stati Uniti e Unione Europea. Tuttavia, per sostenere investimenti così elevati, il rapporto credito/PIL è passato dal 141% del 2008 al 260% della fine dello scorso anno. Inoltre, i risparmi di famiglie, imprese e settore pubblico si assestano attorno al 50% del PIL, in eccedenza di circa il 15% rispetto agli investimenti secondo gli esperti.

L’enorme ammontare di risparmio privato non sufficientemente sostenuto dall’aumento del credito interno, ha provocato un aumento di investimenti esteri molto al di sopra delle aspettative. Pertanto, il governo cinese ha inasprito i controlli sul deflusso di capitali per timore che il Remimbi cinese si deprezzasse troppo nei confronti del dollaro americano in particolare. Tuttavia ciò potrebbe generare un’eccedenza di saldo con l’estero ingestibile per il resto del mondo nell’immediato futuro.

Il Remimbi cinese nei confronti del Dollaro USA (grafico a 2 anni).

Fonti: 

  • Sole 24 Ore – Finanza e Mercati
  • Financial Times – Markets
  • Wall Street Italia
  • Teleborsa

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Nicola Cottone

22 anni, nato a Pordenone, laureato in economia presso l' Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, sono attualmente studente del Master in Financial Risk Management presso il Politecnico di Milano. Appassionato di attualità, finanza, politica e matematica, nel tempo libero mi piace condividere i miei interessi con lettori di tutte le taglie, dagli inesperti agli intenditori.



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