Anatomia del Crimine


  1. “Da quanto posso constatare ad una prima visione il soggetto è morto tra le tre e le quattro di stanotte, ma saprò dirle di più dopo aver effettuato l’autopsia”. Chi non ha mai sentito dire queste parole in un libro o in un film? Per i deboli di stomaco non si consiglia la lettura di questo articolo, oppure se siete curiosi riguardo la medicina forense leggete e scoprirete alcune delle analisi più interessanti che il medico legale (o il patologo in paesi diversi) svolge per arrivare a spiegare la morte di una persona nell’ambito di indagini per delitti contro la vita. Lo studio del fenomeno della morte è detto tanatologia.

In Italia questo compito è svolto dal medico legale, una figura della medicina che si trova a mediare tra l’aspetto prettamente medico-scientifico e l’aspetto giuridico della società; il medico legale non si occupa soltanto di medicina forense, ma ha anche compiti connessi alla regolamentazione della professione medica.

Quando il medico legale viene interpellato per un giudizio medico su una indagine questo si avvale della autopsia, che viene più propriamente detta autopsia giudiziaria, per differenziarla dal riscontro diagnostico, che è l’autopsia che svolge il patologo per chiarire le cause e le concause di morte non violenta, sia che avvenga in ambito ospedaliero che sul territorio.

Vediamo ora alcuni aspetti che si analizzano in corso di autopsia e che tutti avranno certamente sentito nominare nella visione o nella lettura un giallo.

Lo studio del fenomeno della morte è detto tanatologia (dal greco thanatos= morte), la tanatodiagnosi è l’accertamento della morte e distinzione tra morte apparente e morte reale, mentre la tanatocronologia è lo studio dell’epoca di morte attraverso l’osservazione dei fenomeni tanatologici.

Fenomeni Tanatologici:

Si suddividono in due grandi famiglie, ossia i fenomeni immediati (si verificano subito dopo l’arresto dell’attività cardiocircolatoria) e quelli consecutivi. Quelli immediati ci danno i parametri per fare diagnosi di morte, quelli consecutivi comprendono fenomeni che avvengono a distanza dal decesso come la disidratazione, l’acidificazione, il raffreddamento del corpo, le macchie ipostatiche e il rigor mortis. I fenomeni consecutivi sono detti negativi perché tolgono qualcosa all’organismo, sono funzioni che vengono meno; quelli trasformativi sono invece fenomeni che aggiungono qualcosa rispetto a prima e si dividono in distruttivi e speciali; quelli distruttivi comprendono il fenomeno della putrefazione, quelli speciali si verificano in particolari condizioni e comprendono avvenimenti come mummificazione, saponificazione e coreificazione. Vediamo alcuni fenomeni nel dettaglio:

Il raffreddamento del cadavere:

la temperatura fisiologica del nostro organismo è di circa 37°C, ma quando il corpo muore non viene più mantenuta l’omeostasi che era presente in vita, pertanto la temperatura comincia a calare e a porsi in equilibrio con la temperatura ambiente. Il calo della temperatura corporea segue una legge particolare, infatti si calcola un calo di mezzo grado fino ad un grado nelle prime 3-4ore dal decesso, nelle successive 6-8ore diventa più rapido e abbiamo il calo di un grado all’ora. Verso la fine del processo di raffreddamento il calo rallenta e da un grado si comincia a perdere 3/4°, poi 1/2° fino ad 1/3 per arrivare all’equilibrio con la temperatura ambiente. Ci sono diversi fattori che influenzano il raffreddamento del corpo come la massa corporea, la temperatura corporea al tempo del decesso (ipotermia o iperpiressia), se ci sono lesioni cutanee esterne che favoriscano la dispersione del calore, lo spessore cutaneo ecc. I fattori esterni che influenzano il raffreddamento, detti anche estrinseci, sono la temperatura ambientale, il grado di umidità e ventilazione dell’ambiente e la presenza di indumenti. Per calcolare la temperatura di un cadavere si usano termometri tanatologici che misurano la temperatura rettale (la più affidabile).

Raffreddamento cadaverico

Il raffreddamento del cadavere non segue una progressione lineare, ma è variabile nel tempo.

Le macchie ipostatiche:

sono delle macchie che si formano per accumulo di sangue nelle zone declivi del corpo per tre motivi: la forza di gravità, la persistenza di attività contrattile arteriosa che pompa il sangue in periferia e la rigidità della muscolatura liscia arteriosa che non trattiene più il sangue nei vasi. La formazione delle macchie inizia circa mezz’ora dopo il decesso, all’inizio sono molto tenui e sono evidenti a 4-6ore dal decesso mentre l’evidenza massima si trova dopo 12-18ore. Nelle macchie ipostatiche vanno valutati tre aspetti: il colore, la fissità e la distribuzione. La distribuzione interessa le regioni declivi del corpo e dipende da come viene ritrovato il corpo. Per quanto riguarda la fissità abbiamo due momenti di formazione delle macchie: il primo, entro le 6ore, dove le macchie sono ancora mobili, questa prima fase è detta di replezione (si riempiono i vasi delle zone declivi e c’è ristagno di sangue); la seconda fase è detta di diffusione, in cui i globuli rossi escono dai vasi e l’emoglobina si diffonde nei tessuti, in questa fase le macchie sono fisse, ma la fissità è relativa (spostando il corpo si formano nuove macchie ma le precedenti non scompaiono) per 12-15ore, dopo le 15 ore invece diventa una fissità assoluta. Quando le macchie sono fisse non scompaiono alla digitopressione. Il colore è un aspetto molto importante perché varia nel tempo: infatti il colore delle macchie è rosso violaceo, ma con il progredire del fenomeno putrefattivo vira prima al verde e poi al brunastro. Ci sono casi particolari in cui il colore delle macchie indica la causa di morte, come il colore rosso ciliegia che indica una morte per asfissia da monossido di carbonio, blu ardesia per intossicazione da clorato di potassio, permanganato di potassio o nitriti, rosso acceso per avvelenamento da CN e rosso-rosa nelle morti per annegamento.

macchie ipostatiche

Le macchie ipostatiche si formano nelle zone declivi del corpo, dapprima sono mobili poi diventano fisse.

Rigor mortis:

la rigidità cadaverica si forma perché c’è un arresto della formazione di ATP che determina una gelificazione dei filamenti di actina e miosina (proteine costituenti il muscolo) che diventano insolubili e portano ad un accorciamento e ad una rigidità delle fibre muscolari. La risoluzione del rigor avviene per autolisi e putrefazione post-mortale. La rigidità cadaverica si forma in senso cranio-caudale: inizia nei muscoli masseteri e nucali, interessa per prime le articolazioni tempora-mandibolari, poi il collo, poi gli arti superiori, il tronco e gli arti inferiori. In realtà inizia simultaneamente in tutti i distretti del corpo ma si vede prima nei distretti più piccoli. Insorge in genere a 2-3ore dal decesso per divenire completa attorno alle 24ore, rimanere completa fino a 36-48ore e poi iniziare a risolversi e concludersi attorno alle 72ore dal decesso.

Rigor mortis

Il rigor mortis interessa prima i distretti craniali e poi prosegue per i distretti caudali.

Fenomeni putrefattivi:

Trascorse le 72ore cominciano a manifestarsi i fenomeni putrefattivi che comprendono quattro stadi: cromatico, enfisematoso, colliquativo e scheletrizzazione.

Lo stadio cromatico si manifesta con la comparse della macchia verde putrefattiva, una colorazione verdastra dell’addome, che esordisce in fossa iliaca destra, per trasmutazione dei batteri putrefattivi che iniziano a moltiplicarsi nell’addome.

Segue lo stadio enfisematoso dove vi è produzione di gas da parte dei batteri putrefattivi che conferiscono al corpo un aspetto gonfio, e contribuiscono alla comparsa del cosiddetto reticolo venoso putrefattivo, una messa in evidenza dei vasi venosi sottocutanei, arborescente e verdastro. Questo stadio si verifica di solito a 3-6giorni dal decesso in ambienti caldi e dopo due settimane in ambienti freddi.

Il terzo stadio è quello colliquativo, in cui il cadavere assume un colorito nerastro e inizia la colliquazione dei tessuti, tale fase compare variabilmente da 2-4mesi in ambienti caldi fino a 3 anni in ambienti freddi.

Infine c’è la scheletrizzazione per collimazione totale dei tessuti e si rende evidente dopo 3-5 anni dal decesso. Ai processi di degradazione si aggiunge il ruolo della fauna, di insetti in primis, ma anche animali selvatici e della flora, per esempio i miceti.

Tra i fenomeni putrefattivi speciali ci sono la mummificazione, che avviene in ambiente caldo, asciutto e ventilato, la coreificazione che avviene in cadaveri chiusi in cassa metallica zincata ed è una mummificazione umida, e la macerazione, che si vede in cadaveri mantenuti immersi in un liquido. Se il corpo permane per un lungo tempo immerso in un liquido si passa alla saponificazione, caratterizzata dalla formazione della cosiddetta adipocera.

Chiarire alcuni aspetti inerenti le circostanze di morte è un procedimento molto complesso che richiede molte analisi ed estrema attenzione, quelli visti in questo articolo sono gli aspetti più grossolani valutati ad una ispezione esterna del cadavere. Per gli aspiranti Bones si rimanda a trattati di medicina legale ed antropologia forense, perché la risposta non è nelle stelle, la risposta è nelle ossa!

 

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Giulia Valdi

Mi chiamo Giulia Valdi, ho 23 anni e sono una studentessa di Medicina. Sono nata a Trieste e frequento l’università di Udine, e vorrei procedere la mia carriera medica in ambito chirurgico. La mia seconda grande passione, che per anni è stata per me come una professione, è l’equitazione, il salto ostacoli in particolare. Sono una grande fan di Woody Allen, del rock anni ’80 e di libri, in genere romanzi e gialli. Da sempre mi interesso alle attualità in tema medico e scientifico, e sono una forte sostenitrice della ricerca. Con il SISM di Udine partecipo al progetto Ospedale dei Pupazzi, per combattere la ‘paura del dottore’ insieme ai bimbi che portano i loro pupazzi a farsi curare da noi pupazzologi. Con l’idea di avere il bisturi dalla parte del manico, mi dedico con passione ai miei studi, e spero di poter anche un giorno lavorare con organizzazioni medico-umanitarie.



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