Marco Gualtieri porta Obama in Italia


Marco Gualtieri è un imprenditore italiano con un curriculum eccezionale. Nato a Milano nel 1970, vanta tra le sue creazioni la celebre TicketOne, oltre a diverse start up. Egli è stato anche socio fondatore di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico in Italia.

Noi di UniCoffe, però, lo abbiamo incontrato per parlare del suo ultimo progetto, Seeds & Chips, il Summit internazionale interamente dedicato alla food innovation, giunto alla seconda edizione, che si svolgerà a Milano dall’11 al 14 Maggio. Il tema è quello dell’incontro tra alimentazione e tecnologia; il programma è vasto, poiché prevede esposizioni, conferenze e molto altro, in un’ottica di incontro tra start up, aziende di food e tech ed esperti del settore. In un ambito che si evolve in modo così rapido, le sfide si rinnovano quotidianamente.

A seguito di Expo e in un’ottica di continua innovazione, sia nel nostro Paese che a livello internazionale, abbiamo avuto il piacere di incontrare un imprenditore che sta prendendo parte attivamente a questo processo di sviluppo e di lasciare che ci spiegasse la sua visione, tanto del panorama attuale, quanto di quello futuro.

 

L’incontro tra cibo e tecnologia è ormai diventato un imperativo a livello mondiale. A tal proposito, quanto è cambiato questo settore negli ultimi anni?

È cambiato ancora poco, in termini assoluti: siamo all’inizio di una vera e propria Rivoluzione. C’è molta più consapevolezza e conoscenza, ma le vere soluzioni e i reali cambiamenti sono ancora pochi, sicuramente nei prossimi anni vedremo grandi sviluppi.

 

Quindi, come immagina il futuro di questo settore? Come pensa che si evolverà?

Innanzitutto, è fondamentale tenere a mente che si tratta di un’industria enorme, del settore più vitale e maggiormente legato all’ambiente e alla salute; di una realtà che spazia dall’agricoltura, fino alle cucine di casa nostra. Penso che si evolverà in termini di quantità e qualità delle soluzioni. Ci sarà un cambiamento nelle modalità in cui il cibo è coltivato, trasformato, distribuito, raccontato. Grazie alla tecnologia, oggi è possibile fare cose che prima erano assolutamente impensabili. In particolare, ci troviamo di fronte a due grandi aree di sviluppo: nella prima, le tecnologie si troveranno ad affrontare le maggiori sfide dei prossimi anni, prima fra tutte la scarsità di cibo. La seconda, invece, riguarda i consumatori. Le persone hanno l’esigenza di conoscere a fondo quel che stanno mangiando e uno degli obiettivi per il futuro è quello di fornire loro gli strumenti adatti per poterlo fare.

 

Il nostro Paese ha una forte tradizione gastronomica. Qualche mese fa, poi, si è conclusa anche l’esperienza di Expo. Pertanto, l’Italia è senza dubbio un terreno fertile per un incontro internazionale della portata di Seeds & Chips. Secondo lei, come reagirà ai cambiamenti in atto?

Questa è LA domanda. Evidentemente, l’aver ospitato Expo ci impone di prendere coscienza di tali tematiche e di sviluppare questo settore, si tratta quasi una responsabilità morale. In un momento come questo, infatti, emerge senza dubbio l’esigenza di valorizzare il nostro sistema agroalimentare, di creare nuove opportunità e posti di lavoro. Purtroppo, però, i cambiamenti in atto sono ancora deboli, la realtà attuale è meno dinamica di quanto desidereremmo. Seeds & Chips, pertanto, rappresenta un elemento importante di sviluppo, in quanto parte di uno sforzo condiviso da molti al fine di portare questi temi al centro dell’attenzione e degli obiettivi di tutti, nell’interesse di Milano, della Lombardia e dell’Italia intera.

 

A proposito della sua esperienza imprenditoriale, quale è stata la sfida maggiore degli ultimi anni?

La sfida maggiore in questi anni è senza dubbio questa: riuscire a condividere il nostro progetto e la nostra visione con l’Italia intera. Fin dall’inizio, ho messo nelle mie idee, nei miei piani e nel mio lavoro questa ambizione. Ci credo, in tutto ciò intravedo grandi opportunità che, per essere tali, devono però essere trasversali, riguardare il sistema nella sua interezza.
Speravo che dopo Expo sarebbe stato tutto più facile, invece il processo di presa di coscienza e coinvolgimento è molto più lento del previsto. Noi, però, non ci arrendiamo.

 

Quale consiglio si sentirebbe di dare a un giovane che vorrebbe avvicinarsi a questo settore? 

Senza dubbio, consiglio di esplorarlo e comprenderlo nel dettaglio, di individuare le sfide e le opportunità, le quali sono spesso due facce della stessa realtà. È un settore fondamentale, che deve essere studiato attentamente. Chi ha vent’ anni oggi avrà il dovere di  affrontare  le questioni che Expo recentemente ci ha posto; e dovrà farlo in un’ottica di condivisione internazionale. Si sente parlare molto di cambiamento climatico. Raramente, però, si menziona il fatto che la produzione del cibo, pur essendo la prima ad essere toccata dalle conseguenze dell’inquinamento, è anche  una delle maggiori fonti dello stesso. Perciò, è importante vedere questa questione in un’ottica positiva, sforzandosi per trovare soluzioni e opportunità. Uno studente, specializzandosi in qualsiasi settore della food innovation, dall’ingegneria all’agronomia, fino alle scienze nutrizionali, può trovare possibilità di carriera e soddisfazione, contribuendo a questo processo di sviluppo.

Il cibo è la medicina del futuro, l’ha detto Ippocrate e anche Edison. Oggi, poi, questa interpretazione è sempre più attuale. Noi siamo quello che mangiamo, ma in passato non avevamo la possibilità di comprendere l’impatto delle nostre scelte alimentari sulla salute. Ora, invece, abbiamo gli strumenti adatti per farlo.

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Vittoria Ariotto

Sono nata a Varese, cresciuta sul Lago Maggiore e attualmente vivo a Milano. Studio Marketing Management presso l'Università Bocconi, ma la scrittura è da sempre il mio grande amore.



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