Invecchiamento: inevitabile condizione o malattia curabile?


Nel corso dei secoli, l’uomo è sempre stato costretto a combattere malattie e microrganismi per garantire la propria sopravvivenza. Basti pensare alla peste nera, che tra il 1348 e il 1353, uccise almeno un terzo dell’intera popolazione europea. Nel XX secolo, il vaiolo causò il decesso di 300 milioni di persone in tutto il mondo. Nello stesso periodo, la tubercolosi spegneva almeno 100 milioni di vite.

Lo sviluppo medico delle ultime decadi ha permesso di identificare le cause di queste patologie e di sviluppare terapie efficaci. Eppure tutt’ora, nessuno ha ancora sviluppato una cura per una malattia che uccide 2 persone al secondo nel mondo. Questo significa 100.000 persone al giorno. Una malattia che è responsabile del 90% dei decessi nel mondo industrializzato. Cosa può essere così letale?L’invecchiamento.

E’ giunto il momento di concepire l’invecchiamento come un processo reversibile. Oggi abbiamo le tecnologie per poter studiare, comprendere, sconfiggere i fenomeni che ci rendono inesorabilmente più deboli, smemorati, vecchi. Per quanto possa sembrare strano, il maggiore ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo – che cambierebbe per sempre la storia dell’umanità – siamo noi. Noi con la nostra solidissima convinzione che è giusto accettare la morte del nonno, giusto non fare niente per cambiare le cose. Iniziando a pensare diversamente, il pianeta cambierà: la generale convinzione di poter sconfiggere i segni del tempo lentamente crescerà, magari stimolando finalmente qualcuno a investire il proprio denaro per finanziare ambiziosi progetti di ricerca atti a sviluppare nuove terapie anti-ageing.

La gerontologia – la scienza che studia i meccanismi fisiopatologici dell’invecchiamento – non si trova ad uno stato così embrionale come potrebbe far supporre questo articolo. Tra i pionieri, è sicuramente possibile annoverare il prof. Leonard Hayflick, che stabilì il cosiddetto limite di Hayflick: il numero di divisioni cellulari oltre il quale una cellula arresta la sua proliferazione. La cellula in questione entra in uno stato metabolicamente poco attivo chiamato senescenza. Questo fenomeno è dovuto all’erosione dei telomeri che avviene ad ogni divisione cellulare, poco per volta. I telomeri sono delle “protezioni” poste agli estremi dei nostri cromosomi: quando le “protezioni” diventano troppo danneggiate, la cellula sceglie di inattivarsi ed entra in senescenza. Più tempo passa, maggiore è la percentuale di cellule senescenti nel nostro organismo.

Oggi, molti più gerontologi lavorano nel mondo. Per citarne due in particolare: Aubrey de Grey e Valter Longo.

Aubrey de Grey, classe 1963, è un biochimico inglese. Nella prima parte della sua vita, ha studiato informatica all’Università di Cambridge, laureandosi nel 1985. In seguito, si è appassionato alla gerontologia sviluppando la teoria dei radicali liberi mitocondriali. Ha fondato il progetto Methuselah Mouse Prize, un premio di 4,5 milioni di dollari per chi riesce ad allungare in modo considerevole la longevità di un topo da laboratorio.

Valter Longo, nato a Genova nel 1967, è Professore di Biogerontologia e Direttore dell’Istituto sulla Longevità all’USC (University of Southern California). Dirige il programma di Oncologia e longevità in IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare – Milano). Recentemente, il prof. Valter Longo ha rilasciato una interessante intervista a “Le Iene”, di il link in allegato.

Rinnovando un’ultima volta l’invito ad essere partecipi ad una radicale rivoluzione di pensiero che riguarda lo scorrere del tempo e il nostro organismo, gli studi condotti dai prof. de Grey, Longo e da tanti altri sparsi in giro per il mondo, mostrano risultati promettenti, diremmo quasi esaltanti. E’ una tematica che ci riguarda direttamente: dopotutto, tocca a tutti diventare anziani…o forse no?

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