Provaci ancora Hector


Egitto – Camerun, 5 febbraio 2017, finale di Coppa d’Africa, 88′ sul cronometro, Aboubakar segna il gol del 2-1 per i camerunensi, il risultato non cambia fino al fischio finale, sulla panchina egiziana c’è lui, mister Cuper, l’eterno non vincente del ventunesimo secolo.
Hector Raul Cuper , detto “Hombre vertical” per il suo carattere serio e tenace, nasce 62 anni fa in Argentina; dopo una discreta carriera da difensore centrale divisa tra Ferro Carril e Huracan, condita da 8 presenze in nazionale albiceleste, passa nel 1993 dal campo alla panchina del suo Huracan e la prima stagione varrà come biglietto da visita: ultima partita del campionato di Clausura, alla squadra di Cuper basterebbe un pareggio contro l’Indipendiente per laurearsi campione, niente da fare, la sconfitta equivale al sorpasso proprio dell’Indipendiente, l’Huracan è secondo.
Avrai tempo per rifarti Hector.
Nel 1995 passa sulla panchina del Lanus, in campionato non si avvicina neanche al titolo, ma in Coppa Conmebol, una sorta di Coppa Uefa del Sudamerica, vince in finale contro il Santa Fe.
Non male Héctor, non male.
Sembra il giusto trampolino di lancio, Cuper è un tecnico emergente, su di lui si posano gli occhi di alcuni club europei, alla fine la sua scelta cade sul Real Mallorca.
È l’estate del 1997, a Maiorca ci resta per due stagioni vincendo una Supercoppa di Spagna e perdendo una finale di Coppa del Re ed una di Coppa delle Coppe, rispettivamente contro Barcellona e Lazio.
Niente di strano Hector, magari un po’di sfortuna, alla fin fine il suo Mallorca è una squadra rivelazione ed essere arrivati a giocarsi le finali è già un ottimo risultato, infatti ecco che arriva la chiamata del Valencia.
Siamo nel 1999, Cuper si vendica subito della stagione precedente e vince la Supercoppa di Spagna contro il Barcellona.
Ma sì Hector, il calcio toglie e il calcio dà.
E invece no. Quel Barcellona – Valencia del 15 agosto 1999 resta l’ultimo successo dell’Hombre Vertical.
In due anni di Valencia riesce a portare due volte la squadra in finale di Champions League, ma sono due sconfitte in finale e se la prima contro il Real Madrid è annunciata e netta (3-0), la seconda contro il Bayern Monaco fa molto più male, arrivando ai calci di rigore ad oltranza, dopo una partita in cui gli spagnoli avrebbero meritato più dei bavaresi.
Due finali di fila Hector, queste sono una mazzata, ma tu sei forte, sei l’Hombre Vertical.
Nel 2001 passa sulla panchina dell‘Inter, la squadra è in cerca di riscatto dopo annate di alti e bassi,  le favorite per lo scudetto sono altre, ma i nerazzurri macinano punti su punti ed in Coppa Uefa avanzano turno su turno. Arrivati ad Aprile sono in corsa sia per lo Scudetto che per la Coppa, ma se per quest’ultima la botta dell’eliminazione in semifinale viene subito assorbita, la mancata vittoria del Campionato, a causa della sconfitta all’ultima giornata con la Lazio, lascerà in lui e nei tifosi nerazzurri una ferita incancellabile.
Questa Hector fa male, rialzati più forte di prima.
Stagione 2002-2003,  i nerazzurri viaggiano spediti sia in campionato che in Champions League, Cuper, nonostante la querelle estiva con Ronaldo, con conseguente cessione del Fenomeno, ha piena fiducia della società e stima dei tifosi, sembra ancora la volta buona, ma ancora una volta arrivati al dunque  i sogni vanno in frantumi; in campionato l’Inter va in crisi a metà girone di ritorno e finisce seconda sempre dietro la Juventus, in Champions League l’eliminazione è la più scottante di sempre, arrivando in semifinale ad opera dei cugini milanisti con un doppio pareggio a San Siro che sa di beffa atroce.
No Hector, è successo ancora, ancora a un passo da tutto senza arrivare a niente.
Deve essere stato difficile averle vissute tutte in prima persona, una dietro l’altra, sempre da sfavorito che arriva ad un passo dalla gloria ma non riesce ad invertire il pronostico, non riesce ad invertire il destino.
A fine 2003 la strada di Cuper e dell’Inter si divide e con essa anche quella di Cuper con i grandi palcoscenici europei.

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(Hector Cuper scende in campo durante Inter – Milan, semifinale di ritorno di Champions League 2003)


Tra il 2004 ed il 2008 allena ancora a Maiorca poi Siviglia e Parma, collezionando esoneri e dimissioni, così come alla guida della nazionale delle Georgia, ultima classificata nel girone di qualificazione al Mondiale 2010.
No Hector, non ci siamo così, dai.
Novembre 2009, subentra in corsa alla guida dell’Aris di Salonicco, squadra senza mire di successo che però a fine stagione si trova a disputare la finale di Coppa di Grecia contro il Panathinaikos dopo aver superato quattro turni ad eliminazione.  L’Aris ha perso sei delle sette finali disputate nella sua storia e non vince la coppa da quarant’anni. Cuper da quel ferragosto del 1999 è a secco ti trofei, sembra l’occasione giusta per iniziare a riscuotere il credito verso il destino. 1-0 Panathinaikos, niente da fare, ancora una volta.
Sei forte Hector, hai perso finali ben più importanti o partite in maniera ben più beffarda, forza.
2011, Racing Santander, Spagna, ultimo posto, dimissioni.
2013, Orduspor, Turchia, zona retrocessione, esonero.
2014, Al-Wasl, Emirati Arabi, zona retrocessione, dimissioni.
Hector Cuper non c’è più, sballottato di campionato in campionato come un mediocre allenatore qualsiasi.
Non si può continuare così, non ha senso per un allenatore che un decennio prima era protagonista nei campionati più blasonati e nelle coppe europee.
Meglio fermarsi un attimo. Un anno di pausa in attesa della giusta chiamata, della giusta sfida.
Eccola, marzo 2015, arriva l’offerta della nazionale egiziana. Cuper accetta e guida i Faraoni a vincere il girone di qualificazione alla Coppa d’Africa 2017. L’occasione è propizia, l’Egitto è la nazionale favorita per la vittoria finale, Cuper non è mai stato il favorito, ora a 62 anni lo è. Il secondo girone viene superato agevolmente e vinto, Marocco e Burkina Faso superate all’eliminazione diretta, la finale è contro il Camerun, al vantaggio egiziano risponde la rimonta dei Leoni Indomabili, finisce 2-1.
No Hector, non è possibile che sia successo di nuovo, ad un passo, in vantaggio, da favorito.
Mister Cuper ha 62 anni oggi, ha perso quasi tutto quello che c’era da perdere, ma non la voglia ed il carattere che l’hanno portato a superare due decenni di delusioni da quel ferragosto di quasi vent’anni fa.
Provaci ancora Hector.

 

 

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Giacomo Frank Colli

Nato a Varese nel 1990, segue da quando era bambino il mondo del calcio con particolare interesse e dedizione alla storia del calcio italiano dal dopoguerra ad inizio millennio. Amante delle statistiche, degli aneddoti e dei fantasisti. Dopo essersi diplomato nel 2009 presso il liceo scientifico "Galileo Ferraris" ha iniziato gli studi presso la facoltà di Scienze della Comunicazione a cui successivamente ha preferito la via del lavoro.



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