La solitudine del tifoso


L’estate è la stagione del caldo, del mare, delle vacanze, della frutta fresca e degli amori. Ma per un tifoso, estate significa anche calciomercato, speranze e sogni in vista della prossima stagione. Acquisti, cessioni, prestiti, voci di corridoio, articoli sensazionalistici e offerte milionarie si susseguono ad un ritmo incalzante nelle pagine dei quotidiani sportivi e nelle menti di milioni di persone, le quali aspettano soltanto il grande colpo di mercato da parte della propria squadra del cuore. Le emozioni e i sentimenti non sono soltanto positivi, però. Il rischio di subire la cessione di un grande calciatore, magari il preferito in assoluto del team per il quale si tifa, è sempre dietro l’angolo. E se la separazione avviene seguita dal matrimonio con una acerrima nemica, la frustrazione, la rabbia, l’amarezza e la delusione possono prendere il sopravvento su chiunque, anche il più razionale dei supporters. Leonardo Bonucci è l’ultimo esempio di come, nel calcio moderno, la riconoscenza, oppure il rispetto, nei confronti dei tifosi, forse non esistano più. Il passaggio del difensore centrale dalla Juventus al Milan, avvenuto nell’arco di 48 ore – seppur la trattativa fosse iniziata da ben due settimane prima e fosse rimasta segretissima -, è stato un fulmine a ciel sereno che ha squarciato il cuore dei tifosi bianconeri. Dopo sette anni passati all’ombra della Mole, Bonucci sembra non aver avuto dubbi nel decidere di cambiare maglia e accasarsi all’ombra del Duomo di Milano, sponda rossonera. Le motivazioni non sono chiare – si parla di screzi con Allegri, litigi durante l’intervallo della finale di Champions League e problemi per l’esclusione del difensore nella trasferta di febbraio ad Oporto -, ma resta la tristezza e la rabbia dei tifosi juventini contrapposta all’euforia di quelli milanisti, che vedono arrivare nella loro squadra un centrale difensivo di altissimo livello internazionale che, tra le altre cose, diverrà capitano della squadra allenata da Vincenzo Montella. I tifosi intanto – già, proprio loro, che spingono la squadra e la supportano in giro per l’Italia, l’Europa e a volte persino oltre oceano – son rimasti con in mano un pugno di mosche: a loro chi ci pensa? Bonucci ha rilasciato uno striminzito post sui social network e comprato una pagina sulla Gazzetta dello Sport per salutare società e tifosi per le sette stagioni passate assieme; troppo poco per saziare il desiderio dei supporters bianconeri di avere spiegazioni in merito alla vicenda. E poco importano, ora come ora, anche le cifre dell’operazione – 40 milioni cash alla Juventus e 6,5 a stagione più bonus al calciatore – per riparare il cuore infranto di milioni di tifosi, dopo le numerose dichiarazioni di amore rilasciate nei confronti della Vecchia Signora da parte del difensore viterbese. Ma il caso di “tradimento” di Leonardo Bonucci non è il primo e non sarà l’ultimo nella storia del calcio. Andiamo a vederne assieme qualcuno.

Leonardo Bonucci con la maglia della Juventus. Da Instagram (@bonuccileo19)

Precedenti illustri: da Figo a Higuaìn

Era la prima estate del nuovo millennio quando Luis Figo, uno dei calciatori più forti della storia del Portogallo, si macchiò di alto tradimento nei confronti del Barcellona, allora detentore del suo cartellino. Il Real Madrid, rivale storica dei catalani, si presentò nella sede dei blaugrana con 140 miliardi di lire. Pochi giorni dopo, Luis Figo diventò ufficialmente un calciatore della squadra della capitale spagnola.

Luis Figo ai tempi del Barcellona

Passano due anni, siamo nella stagione 2002-2003, quando a Figo verrà lanciata in campo, proprio durante il match tra Barcellona e Real Madrid, una testa di maiale che quasi lo colpì.

Procedendo in linea temporale, possiamo ricordare l’addio di Ronaldo (il brasiliano) all’Inter, il quale passò al Milan dopo una eccellente parentesi sempre al Real Madrid dei Galacticos. Nelle ultime stagioni hanno fatto molto rumore le cessioni, da parte del Borussia Dortmund, di Goetze (che ora è peraltro rientrato alla corte dei gialloneri), Lewandowski e Hummels ai diretti rivali del Bayern Monaco. I fischi del Signal Iduna Park nei confronti dei tre fortissimi calciatori ex Dortmund furono l’ultimo dei loro problemi, considerata la mole di insulti e di minacce ricevute dai loro vecchi tifosi. Spostandoci in Inghilterra, un esempio lampante è quello di Robin Van Persie, ex capitano nell’Arsenal di Wenger e punta di caratura internazionale. Nell’estate del 2012 decide di non rinnovare il proprio contratto con i Gunners, preferendo il trasferimento ai rivali del Manchester United. Rientrando nel Bel Paese, passiamo a considerare la scorsa sessione estiva di calciomercato, quella nella quale i trasferimenti di Miralem Pjanic e Gonzalo Higuaìn – rispettivamente da Roma e Napoli – nella Juventus hanno provocato non pochi problemi nella gestione delle emozioni (soprattutto della rabbia) da parte dei tifosi giallorossi e partenopei.

Gonzalo Higuaìn festeggia sotto la curva del Napoli

In tutto il trambusto che segue al concretizzarsi, in ogni occasione, di queste e altre controverse trattative, alla fine, chi è che ci perde? Le società intascano (quasi sempre) un bel gruzzoletto da reinvestire sul mercato o da utilizzare per sanare i propri bilanci, i calciatori firmano contratti milionari e i loro procuratori ricevono la stima degli addetti ai lavori per l’ottimo lavoro svolto. E i tifosi? Nessuno si preoccupa di loro. L’affetto che si crea con un proprio idolo, la gioia nel vederlo alzare trofei con la maglia della propria squadra del cuore e le dichiarazioni d’amore vengono colpite, distrutte e sgretolate definitivamente dall’addio dei propri beniamini. In un calcio in cui le bandiere non esistono più, in cui i Del Piero, i Maldini, i Zanetti e i Totti sembrano essere soltanto lontani e dolci ricordi, tutto viene messo in secondo piano dal business, da beni superiori, dalle regole del Fair Play Finanziario e da altre migliaia di variabili che attanagliano le società, ormai quasi tutte quotate in borsa e che smuovono miliardi di euro ogni anno. I tifosi sembrano rimanere soli con la loro infinita passione, lontani e distanti da tutto ciò, orfani di un calcio che non c’è più e forse mai più ritornerà, con una sola certezza: i giocatori passano, ma la maglia e i colori della propria squadra, nel bene o nel male, restano.

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Gabriele Sini

Classe 1997 e nato in Sardegna. Da sempre appassionato di sport, soprattutto di calcio. Con l'ambizione di diventare un giornalista sportivo di alto livello, durante il tempo libero mi informo, leggo e mi dedico anche ai libri. Attualmente studio Scienze della Comunicazione all'Alma Mater Studiorum di Bologna.



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